DINAMICHE DI CRISI

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di Sabrina Martinelli

Il prezzo di Arthur Miller per la regia di Massimo Popolizio, compagnia Umberto Orsini

Un’opera quanto mai attuale che, nell’interazione di quattro personaggi, mostra senza pietà le profonde ferite dell’anima e i silenziosi drammi privati che avvengono all’ombra dei grandi capovolgimenti economici.

La compagnia Umberto Orsini, durante la stagione teatrale che si va concludendo, ha portato in scena, per la regia di Massimo Popolizio, Il prezzo di Arthur Miller. Io ho avuto occasione di assistere alla rappresentazione presso il teatro Traiano di Civitavecchia. La pièce affronta le complicate dinamiche familiari generatesi come conseguenza della crisi del 1929. Il testo, quanto mai attuale in tal senso, ha il merito di raccontare come la crisi economica penetri nelle vite di chi ne rimane vittima sino a plasmare e intaccare gli aspetti più intimi e rimodulare i rapporti.

I riflettori si accendono su di una coppia, quella di Victor (Massimo Popolizio) ed Esther (Alvia Reale), ormai logorata dai tanti sacrifici fatti e dai sogni accantonati per tirare avLocandina Il prezzoanti, alle prese con la vendita di vecchi mobili appartenuti ai genitori di lui. Ai due si aggiungerà l’affermato fratello di Victor, Walter (Elia Schilton), e comproprietario dei beni, mentre la vendita sarà l’occasione per i due fratelli di confrontarsi finalmente nel vano tentativo di far chiarezza tra rimpianti, accuse e sensi di colpa. A far da perno del discorso, da attivatore della situazione, è il vecchio compratore, un antiquario ebreo di nome Solomon (Umbero Orsini), scanzonato, allegro e capace di guardare alla vita in maniera disincantata, ma energica. E’ così che gli intrecci dei rapporti umani si rivelano più complicati perché, come sempre accade, ognuno ha le proprie ragioni, l’altruista come l’egoista, e un giudizio finale si scopre impossibile.

Del resto, non è questo che sembra interessare Miller, non la condanna né l’ammonimento, casomai esibire l’essere umano per ciò che è, nella maggioranza dei casi né santo né diavolo, e spesso in balia di forze più grandi, incapace di governarle e di trovarvi un senso. Anche in quest’opera, come in Morte di un commesso viaggiatore, è il sogno americano a essere preso di mira e a svelare la propria fragilità, sottolineata dai boati fuori campo del vecchio condominio in demolizione. Un sogno che, quando pure si realizza, lo fa a caro prezzo, come per Walter che ha sì raggiunto l’obiettivo, ma con la negazione di una parte di sé, negazione che lo porterà a fare i conti con se stesso e con un esaurimento nervoso. D’altra parte, anche Victor, legato alla propria idea di dovere, difende il valore della propria integrità, rigettando l’egoismo paterno e rifiutandosi di prenderne coscienza.

Il testo penetra in profondità, fin nei rapporti ricattatori che spesso si intersecano all’affetto. Gli uomini rivelano così le proprie bassezze e debolezze, senza per questo essere oggetto di disprezzo da parte dell’autore, rivelandosi semplicemente umani e vittime di un gioco più grande di loro. I dialoghi, che ruotano intorno alla necessità di stabilire un prezzo per i vecchi mobili, sottolineano come nulla nella vita sia gratuito e spesso pagato in termini di rimpianti o rimorsi, ad ognuno il proprio e a taluni entrambi. Alla fine, poco importa chi vinca e chi perda, fortunato è chi riesce ad accettarsi per ciò che è.

La pièce, benché densa e dolorosa, si coniuga ad una comicità che affiora nelle battute inaspetta e immagine Il prezzo costringe al sorriso. Come se l’autore volesse dirci che, in fondo, anche quando riguarda noi, la vita non va presa troppo sul serio. E questo nonostante l’accento autobiografico perché Miller aveva vissuto la crisi del ’29 con il fallimento del padre che, come la figura paterna evocata nell’opera, si era mostrato incapace di reagire. La scenografia, ridotta all’essenziale, rafforza questo senso di immobilità e di sconforto.

La regia è puntuale, gli attori sono bravi, con un grandissimo Orsini che si muove con leggerezza, brio e una naturalezza che solo un’esistenza sul palcoscenico può dare, restituendoci un personaggio profondamente umano e che incarna la capacità di reagire e aun'immagine Il prezzoffrontare la vita con entusiasmo, nonostante gli ostacoli. Bravi tutti, anche se, per mio personale gusto, non amo la recitazione urlata come
quella del personaggio di Walter, ma qui assolve perfettamente al proprio ruolo nell’esprimere l’arroganza dell’uomo arrivato, certo di essere nel giusto. Alla fine l’opera si chiude nel disincanto. Torto o ragione, poco importa, l’importante è andare avanti e non prendersi troppo sul serio. 

Segnalo che proprio in concomitanza con la stagione teatrale che ha visto la compagnia Orsini mettere in scena Il prezzo, è finalmente uscita in Italia la traduzione del testo di Miller del 1968 grazie a Masolino D’amico per le edizioni Einaudi (2015).

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