Di Mario Michele Pascale

Via di San Bonosio, a Salerno, è la strada con la maggiore densità di poesia del mondo. Il verso si mescola con gli odori e la luminosità del Mediterraneo. Il risultato è eccezionale …

La poesia è carta? Gli accademici dicono di si. Il pubblico anche. Il volume in stampa racchiude l’universo di cui la parola poetica è il microcosmo. Può accadere, a volte, che la poesia custodisca dentro di se il cioccolatino, che a sua volta racchiuda un cuore di nocciola. Ma il verso è comunque vergato sulla carta.

La poesia si può anche leggere ad alta voce, magari accompagnandola con della musica. Ma è un attimo di follia, di festa. Un’eccezione che conferma la regola.

La poesia a braccio, anche se è un genere alto, riconosciuto e molto più difficile della versificazione su carta, viene tenuto in un angolo. Se ne parla poco e solo in occasione delle feste comandate, più o meno come un cugino geniale ma imbarazzante, farlocco e svanito, che di certo fa parte della famiglia, ma di cui è bene fare la minore menzione possibile.

Il verso si rattrappisce, quindi, nel grembo del lettore. E’ una pulsione di morte? Forse, ma non è la morte, insieme all’amore, il tema principale del poetico?

Oggi vi presento un’eresia.

Nel 2015 l’artista Pino Roscigno, in arte “Greenpino” ha avviato il progetto “Muri d’autore” avvalendosi della collaborazione di Alice Pasquini ed Ivan Tresoldi e del sostegno della fondazione Alfonso Gatto. In pratica il centro storico di Salerno è stato invaso da murales e poesia scritta sui muri. La parte del leone la fa Alfonso Gatto, nativo di Salerno, ma cittadino del mondo: un poeta, “locale” ma non troppo, perché comunque è uno delle massime espressioni della poesia del ‘900.

Salerno è una città peculiare. Fortemente orgogliosa della sua alterità con la grande Napoli. Città opulenta rispetto alla grande povertà dei rioni napoletani, da sempre carichi di lazzari e disperati. A Salerno si respira una cultura diversa. Meno Totò, più Alfonso Gatto, appunto. Napoli è bizantina, Salerno vistosamente longobarda. Napoli città di nobiltà di toga, che per differenziarsi dal volgo nominava Cavour con un improbabile accento simil tedesco. Sbagliando, ma comunque allontanandosi altezzosamente dal popolo minuto. A Salerno Cavour si pronunciava come dio comanda, in ogni ceto sociale. Salerno è ancorata alla grandezza della scuola medica salernitana e al suo ruolo, sia pur brevissimo, di capitale d’Italia. Una città che, a differenza di Napoli, ha saputo risorgere, con energie endogene, dalla grande e selvaggia speculazione edilizia degli anni ’60 e ’70 e che oggi è una bomboniera con una fontana ad ogni angolo di strada. Giustamente, come insegnavano gli antichi romani, in un paese civile nessuno deve morire di sete, neanche il più povero e disgraziato dei cittadini.

Via di San Bonosio, nel cuore del meraviglioso centro storico di Salerno, è la strada a maggiore densità di poesia al mondo. Cinquanta metri al massimo, ma satolli di parole ed emozioni. Io ho passeggiato in quella via, di sera, e ci sono ritornato di giorno. Associare quell’atmosfera all’odore del “cuoppo” (cartoccio) di pesce o a quello della salsa di pomodoro che si adagia sulla mozzarella di bufala per preparare gli gnocchi alla sorrentina non ha prezzo. Così come è impossibile non rimanere positivamente turbati dal sole di mezzogiorno che illumina le pietre della strada.

Poesia nella poesia. Per non parlare della bellezza della gioventù salernitana, che, al tramonto, da il via ad una bellissima movida. Una bellezza appunto longobarda, dalla pelle chiara, elegante e mai sguaiata ed eccessiva, mai … napoletana.

Non ho resistito e sono entrato in modalità giapponese, scattando fotografie a raffica. Non me ne pento: oggi sono in grado di mostrarvi tutta la bellezza e la poesia di via San Bonosio, Salerno.

Buona visione e buona lettura …

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2 pensieri riguardo “SALERNO: LA POESIA SUI MURI

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