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di Clara Torregrossa

Recensione di Ogni cinque bracciate di Vincenzo Frungillo

Quando l’illusione della parola e quella della storia sfuggono alla memoria collettiva, è così che nasce un racconto segnato sul corpo o su quel che ne resta.

Vincenzo Frungillo, autore dell’opera, durante la stesura assume le sembianze del detective, parte per la Germania alla ricerca di tracce, tracce che risolvano l’enigma. La storia che ricompone è quella di Ute, Renata, Lampa e Karla: sono i nomi fittizi delle ragazze che sulla scia delle vittorie della giovane Kornelia Ender, rivelarono in Germania un’imbattibile generazione di nuotatrici. Nelle Olimpiadi di Mosca del 1980 la squadra femminile delle DDR (Repubblica Democratica Tedesca) sbalordì il mondo con record inarrivabili. I loro trionfi misteriosi scomparirono con la fine di un’epoca e con la rivoluzione dell’89. È  così che le ragazze povere grazie al loro fisico riuscivano a riscattarsi dalla condizione di miseria durante la Guerra Fredda: gli atleti dell’est con le loro vittorie assumevano valore politico sul modello Usa, sconfitto a livello sportivo ideologico e morale. Hanno raccontato che erano costrette a prendere delle pillole azzurre che dovevano ingerire prima degli allenamenti, gli steroidi rendevano i corpi delle fanciulle chimici, e i loro animi malinconici. Nella prefazione, scritta da Elio Pagliarani a cui Frungillo s’ispira creando l’anti corpo capitalista, ovvero l’utopico corpo socialista, ci dice che in Occidente non si seppe mai dei loro allenamenti.

Narrazione poetica che si riferisce a fatti reali più o meno universalmente significativi, il poemetto allora è definibile come epico ma anche narrativo. Il testo è diviso in cinque canti a loro volta divisi in cinque sequenze, tutte con titolo ed epilogo. Frungillo scava nella loro psicologia: l’io poetante viene assunto dalla nuotatrice Ute, lei si rivolge a un tu, un amato a cui esprimere il dolore per essere stata travolta da  un suo rifiuto. Dopo la fine dell’esperienza amorosa Ute afferma che non permetterà a nessuno di farla staccare dal suo corpo, evocando un senso sublime dell’eros. L’originalità di Frungillo è quella di comporre rime leggere ma di grande forza espressiva, che rendono la tragicità dell’evento storico, facendo riflettere a livello etico. C’è in questa storia anche un agente doppio: l’inquietante dottor Starkino che canta le magnifiche sorti e progressive dei corpi da record. La loro tecnica natatoria è riprodotta da Frungillo in poesia con l’utilizzo dell’ottava: ad ogni ottava corrisponde una bracciata, ogni cinque ottave una pausa e ad ogni pausa il rischio di una perdita.

C’è una postfazione di Milo De Angelis e un’appendice fotografica. Negli archivi della Bstu, l’ex polizia segreta, la Stasi, Frungillo trova delle foto in cui compaiono le ragazze. Dietro i documenti trovati si mostra un piano di propaganda nazionale che riguardava tutti gli organi di stato, oltre che medicina, università e politica. Tutti collaboravano alla creazione di un corpo fondato sugli steroidi. Frungillo non scrive per storicità ma perché sente di non dover annullare il loro mito:  inserisce le immagini nella sua opera, affinché le nuotatrici appaiano eternamente giovani. Il trascorrere del tempo si avverte solo nelle foto delle cerimonia in patria, qui fallisce il mito. In quella tipologia di foto gli uomini che posano vicino alle ragazze, sanno gli effetti del doping, sanno che non sarebbero mai diventate donne, sarebbero rimaste sospese. Pubblicare le foto delle nuotatrici prima della gara e poi sul podio dopo la vittoria spiate dalla polizia segreta, significa per Frungillo riportare alla luce questo contrasto.

L’opera dell’autore napoletano, ammalia e turba allo stesso tempo il lettore, aprendo mondi inesplorati, mondi in cui la storia troppo spesso chiude gli occhi, e solo la parola ne sublima l’errore.

Prezzo: euro 17
Autore:  Vincenzo Frungillo
Titolo: Ogni Cinque Bracciate
Editore: Le Lettere, 2009    
Pagine: 136

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