locandina Un baciodi Sabrina Martinelli

Un bacio, un film di Ivan Cotroneo 

“Devi raccontarla questa storia, devi raccontare quello che ci è successo. Ma soprattutto devi raccontare che non doveva andare così. Non doveva andare per forza cosi. Che poteva essere tutto diverso, potevamo essere diversi noi. Potevamo essere più bravi, più forti. Questo devi raccontare un giorno.” Blu in Un bacio

Un bacio è un film di Ivan Cotroneo, delicato e ineludibile, ispirato al suo omonimo libro. L’ho visto insieme a mia figlia, aspettandomi una pellicola carina perché avevo sentito commenti favorevoli, un film con elementi di riflessione, ma comunque fermo alla leggerezza di tanti film adolescenziali. E invece no. C’è anche la leggerezza, ci sono i colori, le farfalle svolazzanti e i sogni a occhi aperti, ma accanto a questo c’è tutta la difficoltà di essere adolescenti e tutto il dolore che un individuo dalla personalità ancora in formazione non può sopportare.

Il film ci parla di Lorenzo, Blu e Antonio, ciascuno dei quali ha il proprio fardello. Lorenzo giunge nella nuova famiglia adottiva e nel liceo di una città del nord est di Italia con alle spalle la morte dei genitori, l’esperienza della casa famiglia, un’adozione fallita e la consapevolezza della propria omosessualità. Blu, isolata dal gruppo ed etichettata come “troia”, ha la passione della scrittura e quell’inquietudine di chi, senza ancora saperlo, non si accontenta del presente e sa che, da qualche parte, qualcosa di più dev’esserci. Sulle spalle atletiche, ma fragili, di Antonio pesa come un macigno l’eredità del fratello che, più estroverso e di successo di lui, lo condiziona e lo porta a chiudersi in se stesso fino a guadagnarsi il crudele appellativo di “ritardato”.scena Un bacio

Fra i tre il più consapevole, quello che appare deciso a voler resistere al male del mondo e a non lasciarsi affossare, è Lorenzo che agli insulti oppone l’accettazione di sé ed il proporsi per ciò che è, vero atto di sfida verso il mondo, soprattutto in un’età in cui il bisogno di sentirsi parte di un gruppo è forte. Lorenzo lo si ama da subito e si ammira la forza con la quale argina la propria fragilità per avere la meglio su di un mondo ostile, è lui l’esempio per tutti gli adolescenti, lui che ostenta i propri colori e diviene simbolo di quello che dovrebbe essere un obiettivo comune: distinguersi dalla massa ed essere ciò che si è. Anche lui ha solo 16 anni e la tenerezza di quell’età, ma anche tanta saggezza e la capacità di osare e di guardare alle persone al di là dei pregiudizi. È grazie alla sua spinta propositiva che i tre divengono amici e scoprono che, anche quando il mondo sembra essere contro di te, l’amicizia ti può salvare, ti permette di incontrare lo guardo dell’altro e di ritagliarti il tuo spazio di felicità.

Il film, in maniera semplice e netta, senza calcare la mano, denuncia non solo l’atteggiamento dei veri bulli, ma anche il silenzio omertoso degli altri che abbracciano i pregiudizi senza parlare e contribuiscono a creare il clima del quale i bulli si nutrono. Il bullismo è omofobo, ma non solo, è anche sessista  e, più in generale, è una tenaglia che si stringe intorno a chi è più debole o appare tale. Anche se intenso, il lungometraggio sa essere divertente, veder rifiorire i ragazzi grazie al loro legame dà speranza e sottolinea come l’amicizia con il suo calore tacito e la possibilità di un dialogo esplicito possa fare la differenza.

L’epilogo giunge improvviso, anche se, a parer mio, un segnale Cotroneo poco prima della fine lo invia, sebbene lo si colga in pieno solo retroattivamente. Antonio va spesso a caccia con il padre e, a differenza del fratello, non riesce mai a uccidere nulla. Non è difficile capire come la caccia qui abbia valenza di rito di passaggio e come il non riuscire nell’intento sia un rifiuto, seppur inconscio, da parte del ragazzo di rinnegare la propria sensibilità e omologarsi all’immagine del fratello. Ad un certo punto, però, Antonio farà una scelta, riuscirà a togliere la vita a una lepre perché avrà scelto quale parte di sé sopprimere, restando vittima della propria fragilità che lo porta inesorabilmente verso il bisogno di omogeinizzazione con i coetanei, i compagni di squadra e gli stereotipi di cui la società è imbevuta. Nonostante, in quanto animalista, la tematica della caccia inizialmente mi abbia disturbata, alla luce dell’epilogo le ho trovato un senso e addirittura una necessità poiché essa assume la valenza di denuncia e monito.

immagine Un bacioIl finale giunge con la forza di un pugno nello stomaco, ma preciso e perfetto per donare al fim la forza che ha. Allo spettatore non resta che rimaner preda della tenerezza nei confronti dei tre protagonisti, ciascuno vittima a proprio modo, e della rabbia perché sì, come dice Blu, poteva andare diversamente e sarebbe bastato poco. È un film che smuove le coscienze e che dovrebbe essere proiettato in ogni scuola, non solo nei licei, ma anche nelle scuole secondarie di primo grado, dove si è ancora in tempo a indirizzare la sensibilità in formazione verso quella che dovrebbe essere la naturale accettazione dell’altro da sé affinché la violenza, fisica e psicologica, non trovi terreno su cui germogliare.

I giovani di Cotroneo rifuggono dai cliché, vivono in famiglie affettuose e, ciascuna a proprio modo e con i propri limiti, disponibili all’ascolto. Blu, che è quella che ha il rapporto più conflittuale con la figura materna, ha la capacità di vedere i genitori per ciò che sono, non più onnipotenti e capaci di proteggere da tutto, ma umanamente difettosi. Come sempre accade nel momento della scoperta, non perdona alla madre le debolezze né l’essere troppo presa dalla propria insoddisfazione per accorgersi di come stia realmente sua figlia, salvo poi riuscire a ritrovarla. L’aver mostrato come le problematiche adolescenziali trovino spazio anche all’interno di famiglie affettuose è un altro merito del regista e rende l’identificazione aperta a tutti. I tre ragazzi sono davvero bravi, freschi e spontanei, capaci di emozionarci, di donarci adolescenti finalmente credibili e un bacio tenero che sarebbe bello avere il coraggio di contraccambiare.

Un film da vedere senza tentennamenti.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...