di Sabrina Martinelli

Var di Saša Stojanović

La saggezza non è altro che una pergamena sulla quale le pieghe delle cicatrici impediscono che venga creato il regno delle illusioni. (Var)

Var è un libro anomalo e destabilizzante, apparentemente caotico, in cui però non un pensiero è casuale. Dopo l’incipit sembra assumere i tratti di una saga familiare, ma si rivela ben presto un libro sulla guerra nell’ex Jugoslavia e, ad una lettura più attenta e perspicace, una riflessione sincera sull’umanità in generale. Documenta la stupidità e l’orrore della guerra senza divenire un documentario, ma semplicemente un capolavoro. Con Var siamo di fronte alla raggiunta sintesi tra forma e contenuto, in ogni pagina percepiamo la fitta trama del lavoro da parte dell’autore sul testo, l’operazione di cesello, l’incastonatura attenta dei pensieri, spesso sregolati, sovrabbondanti, in lotta tra loro per emergere e sempre pervasi da una dissacrante ironia. Un materiale immenso e che Stojanović riesce a gestire con rara maestria. Un libro non facile da seguire e che richiede al lettore di riporre fiducia nell’autore e di seguirlo nelle circa 500 pagine con l’attenzione necessaria per non perdersi tra le tante voci narranti. È un’opera, insomma, decisamente fuori dagli schemi, inconsueta e potente.

Var affonta il difficile tema della guerra nel Kosovo e lo fa dal punto di vista di un serbo, Čarli, un medico veterinario richiamato nell’esercito in veste di infermiere. L’appartenere a uno schieramento o a un altro è, però, semplice casualità e l’opera offre uno spaccato trasponibile in luoghi e anni diversi, caratterizzandosi per la forza della denuncia dell’azione di disumanizzazione che la guerra esercita sugli uomini.  Stojanović non calca la mano sugli orrori dei conflitti, non cerca l’effetto, si attarda solo il necessario sul sangue e i corpi martoriati, con una naturalezza che rompe lo schema della narrazione e ricrea per il lettore l’atmosfera di “assurda normalità” come viene vissuta dai soldati. Čarli è un vero antieroe, capace di smascherare e mettere in ridicolo, con il suo linguaggio sboccato e la sua apparente follia, l’irrazionalità di ogni guerra e la vacuità che regna dietro la presunta strategia militare.

Il libro si configura come una lunga inchiesta, un’indagine portata avanti dagli evangelisti per appurare la verità intorno a Čarli. Il primo a essere richiamato e gettato nuovamente nel mondo è Matteo, cui mano a mano si uniranno Marco, Maria di Magdala e Luca, fino alla fugace comparsa di Giuda e di Giovanni nel finale. I personaggi cui gli evangelisti si rivolgono per aver notizie su Čarli mescolano la narrazione dei fatti intorno a lui al narrare di se stessi dentro e fuori dalla guerra, così i sentieri per il lettore si moltiplicano, diventando un groviglio di sensazioni, spaccati vita, modi di essere, mechinità e solitudini. Rintracciare la verità tra i diversi punti di vista su Čarli si rivela un lavoro impossibile. L’impressione è quella di un caos generale che riguarda ormai un’umanità orfana di chiarezza e di un’etica univoca, questo caos, che ci segna tutti, raggiunge la massima espressione nella guerra e nelle pantomine ad essa connesse. La vita su questo sfondo appare deprivata di senso e si rifugia nell’appagamento dei bisogni primari. La ricerca del piacere sessuale sembra essere l’unico istante in cui esprimere se stessi, superare la solitudine toccando fugacemente l’altro da sé e raggiungere un breve oblio.  Sulla stessa riga, il costante bisogno di rifuggiarsi nell’alcol per reggere il confronto con una realtà estraniante.

Eppure dalla matassa di voci che si levano, la figura di Čarli si staglia nitida. Egli ha il compito di svelare l’assurdo, di vedere oltre la maschera dei gradi sulle spalline e di denunciare le cose per come sono. Čarli riesce a conservare la propria umanità. Si rifuggia nell’occasionale abbraccio di un amplesso, nell’alcol che allevia i fardelli, lascia la sua mente tentennare e si lascia lusingare dalla follia, ma, prima di tutto, resiste, tenendo ben fermi i propri valori e agendo in base a essi. E nonostante la personalità esuberante e al di sopra delle righe, ha un fine: sopravvivere e tornare a casa, innanzitutto come obiettivo etico, come rifiuto della barbarie e della stupidità, come grido “non in mio nome”, poi come senso di responsabilità verso coloro che lo attendono. La guerra gratta via la patina di civiltà dall’universo del protagonista, lasciando venire a galla gli istinti peggiori degli uomini che perdono la vergogna del rubare, depredare, violare e uccidere. La follia di Čarli è una difesa e un atto di denuncia: in un mondo in cui la normalità è folle, la follia diventa saggezza.

Le testimonianze raccolte dagli evangelisti si riveleranno inservibili sia perchè la verità dipende dai punti di vista, e la natura umana è in sé contraddittoria, sia perché saranno intrise di caos e di dolore dilaniante. La scelta sarà allora quella di seppellire il materiale raccolto in un sarcofago perfettamente saldato affinché più nulla della follia umana lì testimoniata, possa rivedere la luce. Come a dire che per andare avanti, l’unica possibilità è dimenticare, lasciandosi dietro le spalle ciò che è stato. Un altro modo, però, è affidarlo alle pagine di un libro, come fa l’autore,  esorcizzandolo fuori da sè, affinché sia per sempre custodito in un’opera che si fa monito.

L’idea della saldatura che ricorre nel libro, fino alla decisione finale, è secondo me leggibile anche così: non come necessità di dimenticare, ma di conservare con cura la memoria dove non possa essere intaccata, una memoria per sempre impressa (saldata) in un libro, che diviene patrimonio di tutti.  Ed è così che Stojanović, che  ha vissuto l’esperienza della guerra come il suo protagonista, ci fa dono di quest’opera in cui l’orrore si sposa con i tanti riferimenti colti, visibili già nei titoli scelti per i vari capitoli che rimandano ad autori e opere letterarie, come per esempio, uno per tutti, La montagna incantata di Thomas Mann.

Stojanović con Var riesce nel difficilissimo compito di scrivere un’opera che è prima di tutto letteraria, per ricercatezza stlistica e struttura, trattando un materiale vivo e incandescente. In sintesi,  Var è il libro di uno scrittore.

Var

Saša Stojanović

Ensemble 2015

euro 15,00

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