di Clara Torregrossa

Recensione di Un posto di Vacanza di Vittorio Sereni.

Le vicende generali culminano in quelle personali, e la gente animata da un certo tipo di interessi e passioni va in vacanza, analizzando tutto anche da là.    

Con giugno alle porte, parlare di vacanze è l’argomento del periodo. C’è chi preferisce il mare, chi la montagna, chi va al sud e chi torna al nord, alla fine qualsiasi luogo andrà bene se ha le caratteristiche che rendono perfetto il tempo libero, in primis dopo un inverno di corsa si cerca la tranquillità. Anche Vittorio Sereni staccava la spina dal lavoro aziendale alla Pirelli, e si recava a Bocca di Magra, in Liguria.

Il posto di vacanza di cui scrive è tra fiume e mare, in compagnia di intellettuali come Franco Fortini, suo grande amico, (a cui dedicherà l’opera) che lo incoraggerà sempre a uscire da quei momenti da “foglio bianco” i silenzi creativi che Sereni spesso doveva affrontare e per i quali l’opera verrà pubblicata quasi venti anni dopo. Non bisogna dimenticare che siamo a metà anni Cinquanta, e i discorsi da ombrellone in piena Guerra Fredda non erano poi così rilassati. Ricostruire il dialogo fra i due poeti, iniziato negli anni Trenta, spesso non lineare ma anzi contrastato e scontroso, ricorda che i luoghi evocati nei testi avevano una geografia reale e, dunque, anche emotiva. Ciò contribuisce a rendere Sereni e Fortini figure più vicine ad una lettura temporalmente distante, nonché riavvicinarne i percorsi poetici, facendo emergere il cambiamento della poesia lirica nella seconda parte del Novecento.

Un posto di vacanza, dopo un lungo labor limae, fu pubblicato per la prima volta nel numero 4. dell’Almanacco dello Specchio (Milano, Mondadori, 1972), e poi confluito in Stella Variabile. “Non si tratta di 7 poesie sotto un unico titolo ma di poesia in sette parti”, come Sereni stesso chiarisce, ci troviamo di fronte a un testo complesso, in cui si intersecano discorsi radicati in tutta la sua poetica: la memoria, i luoghi che la attivano, l’amore, il passaggio degli anni, la guerra, il dialogo con i morti, la riflessione sulla poesia stessa. Nella sua poesia oltre a Saba, fanno capolino altri grandi della lirica italiana e europea, da D’Annunzio a Leopardi, da Eliot a Pound.        

Fortini scriverà
“Ancora su Vittorio Sereni”, e proprio all’inizio del secondo paragrafo di questo suo scritto ci presenta l’autore estraneo al clima ottimistico della sinistra del dopoguerra. Sereni fotografa l’ambiente culturale e politico italiano degli anni Cinquanta, rifiutando la militanza, e introiettando ogni evento esterno, il quale prima o poi sarebbe riemerso con tutta la sua forza, ma non poteva parlarne nel mentre non era il suo modus operandi, anzi vivendi. La ricerca dell’essenzialità della vita tra cielo e mare, nel bel mezzo di un presente astorico, è per Sereni un modo semplice per isolarsi da tutto ciò che lo circonda, è il mezzo per tornare in città e guardare le cose con occhi diversi.

Un posto di vacanza
Vittorio Sereni
2013
Mimesis
17 euro
100 pagine

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