di Sabrina  Martinelli 

Migrare o restare a cura di Albino Lucarelli, studi e ricerche di Chiara Capomaggi e Viviana Minori 

Ma una differenza sostanziale tra ieri e oggi c’è, è innegabile: il corpo del migrante non è di per sé contenitore di una persona, di pensieri, di ricordi e affetti; il corpo del migrante è garanzia di soldi, di affari economici”. Viviana Minori, cit. dall’opera

Migrare o restare è un saggio rivolto a un pubblico particolare, quello rappresentato dai ragazzi delle scuole. Questo ne fa, in questo preciso momento storico, un’opera preziosa, capace di fare da legame tra la realtà che stiamo vivendo e le emozioni che permeano e scaturiscono dalle reazioni di fronte alle ormai quotidiane immagini dei telegiornali. Il progetto prende l’avvio sotto l’egida del SAI (Sistema Archivistico Intercomunale), il cui direttore ne ha coordinato i lavori, ma si basa soprattutto sull’attenta attività di ricerca, connessione e rielaborazione dei dati di Chiara Capomaggi e Viviana Minori che, con grande acutezza e precisione, hanno sottolineato i nessi tra le migrazioni di ieri e quelle di oggi.

Basandosi sulla documentazione conservata negli archivi di quattro paesi del SAI (Acuto, Paliano, Piglio e Serrone), le due ricercatrici sono partite da un’indagine storica circoscritta per allargare il discorso e parlarci, in realtà, delle migrazioni senza confini di tempo o luoghi. Il testo con grande semplicità e fluidità stabilisce connessioni, sottolinea parallelismi e differenze tra la figura del migrante del passato e del presente. Un excursus storico, che parte dal 1880 per giungere fino al nostro tempo, di cui molti sono a digiuno, volutamente dimenticato da altri affinché divenga più facile additare nell’immigrato il capro espiatorio, colui su cui sfogare il livore accumulato per la crisi della nostra società.

La storia presente affonda le proprie radici nella storia passata ed è impossibile dar ragione dell’una senza interpellare l’altra, rapporto che dal testo scaturisce in maniera inequivocabile. Se omettiamo di rintracciare i legami tra i dati del presente e quelli di ieri, perdiamo la possibilità stessa di una mappatura lucida dell’attualità, nonché la principale funzione della storia, quella di monito e memoria. Per questo il lavoro di ricerca e comprensione portato avanti sui documenti d’archivio dalle due ricercatrici è tanto importante. Lavoro che mostra anche la necessaria sensibilità nel vedere oltre il materiale raccolto e nell’estrapolarne una visione d’insieme capace di rendere conto del reale.

Il testo, preceduto da un fumetto a cura di Mattia di Meo e Giulio Cerasaro, è in grado di entrare subito in sintonia con l’universo dei ragazzi e si divide in due sezioni, Le migrazioni ieri e Le migrazioni oggi, rispettivamente a cura della Capomaggi e della Minori, che ricercano e spiegano le motivazioni del migrare. Ben sottolineato il rapporto tra l’emigrante italiano e la madrepatria nella prima parte; mentre, nella seconda, ho apprezzato molto la riflessione sulle cause dell’emigrazione di oggi che denuncia chiaramente le responsabilità dell’Occidente. L’analisi mette a confronto gli emigranti italiani con coloro che oggi, invece, arrivano in Italia dall’Africa, dal Medioriente o dai paesi dell’Est. La ragione in fondo è sempre la stessa per tutti: il sogno di una vita migliore. La differenza è che l’emigrazione italiana  trovava un riscontro positivo nella domanda di lavoro, in particolare nell’America del nord; mentre la crisi attuale che ha investito l’Occidente fa sì che, purtroppo, l’emigrante non venga più visto come una risorsa. Non solo, egli fugge, come l’italiano di ieri, dalla miseria, ma, in molti casi, anche dalla guerra e dalla violenza. Eppure, il saggio sottolinea come proprio i più disperati abbiano perso il loro carico umano, divenendo solo una merce su cui lucrare per gli scafisti e di cui liberarsi per noi occidentali.

Benché il testo, come dichiarato nell’introduzione, sia stato progettato per i ragazzi, si tratta di una lettura adulta e dettagliata, in realtà per ogni età. Attenta è la ricostruzione delle alterne fasi della migrazione italiana che vedono i nostri avi spostarsi all’interno dell’Europa o nei paesi d’oltreoceano a partire dall’ultimo ventennio del 1800 fino a dopo la seconda guerra mondiale. Una lettura che scende nei particolari e presenta delle chicche. Per esempio, scoprire che la prima ondata migratoria è partita dal nord-est dell’Italia! Non da meno, l’attenzione rivolta alla migrazione femminile, la sensibilità nel cogliere e sottolineare il ruolo di emancipazione che ha avuto nelle vite delle donne italiane rispetto al modello culturale allora dominante. Così pure la disamina sull’oggi che ha messo in luce come, a differenza di ieri, almeno per quanto riguarda gli arrivi dai paesi dell’est Europa, la migrazione sia soprattutto femminile.

Un saggio che condensa molto in non molte pagine e, per questo, si rivela di agevole lettura e adatto davvero a tutti coloro che vogliono saperne di più sulla nostra storia e sul nostro presente. Una lettura non facoltativa, ma urgente e necessaria, ineludibile per i giovani che, tra gli slogan populisti e beceri di certa politica e il qualunquismo di certi commenti da strada, rischiano l’appiattimento intelletuale ed etico. Del resto, per farsi artefici del proprio tempo occorre innanzitutto conoscerlo, scandagliandone le origini.

Migrare o restare

a cura di Albino Lucarelli

Studi e ricerche di Chiara Capomaggi e Viviana Minori

edito a cura del SAI e della Regione Lazio

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