di Daniela Esposito

Il cielo sopra Lima di Juan Gómez Bárcena

“…quale bimbo idiota, figlio dell’odio e del dolore,
creò il mondo, giocando con le bolle di sapone?”
(Lettera a Georgina Hübner nel cielo di Lima, Juan Ramón Jiménez)

El cielo de Lima è il primo romanzo di Juan Gómez Bárcena, giovane autore spagnolo che ha esordito nel 2012 con la raccolta di racconti Los que duermen, inedita in Italia. Vincitore in Spagna del premio Ojo Crítico de Narrativa 2014 e del premio Ciudad de Alcalá de Narrativa 2015, il romanzo è uscito lo scorso maggio in Italia per Frassinelli, con il titolo Il cielo sopra Lima e la traduzione di Enrica Budetta.

Bárcena costruisce la propria opera su un fatto reale che ha come protagonisti il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez e la sua poesia Carta a Georgina Hübner en el cielo de Lima. Georgina Hübner è una ragazza peruviana con cui il futuro premio Nobel intrattiene un’intensa corrispondenza epistolare tra il 1904 e il 1905; alla notizia della morte della giovane, Jiménez scrive per lei l’elegia che uscirà nella raccolta intitolata Leberinto (1913). Una triste storia d’amore. Ma si dà il caso che le cose non siano andate esattamente in questo modo, perché qualche anno più tardi salta fuori che Georgina non è mai esistita e che la misteriosa corrispondente non è altro che l’invenzione di due giovani poeti peruviani per attirare l’attenzione del loro idolo.

Il cielo sopra Lima è la storia di quella “truffa”. 1904: José Gálvez e Carlos Rodríguez sono due ventenni appartenenti all’aristocrazia di Lima, che trascorrono le proprie giornate “giocando” a fare i poeti sullo sfondo, altrettanto finto, di una decrepita soffitta. Una sera i due amici decidono di scrivere una lettera al “Maestro” per farsi mandare il suo ultimo libro e inventano il personaggio di Georgina Hübner, nella speranza che per una ragazza sia più facile ottenere l’attenzione del grande poeta. L’espediente funziona: Jiménez risponde e gli artefici della menzogna ci prendono gusto. La corrispondenza durerà più di un anno e assumerà un ruolo fondamentale nella vita dei due impostori che, in maniera diversa, vi riconosceranno la loro migliore creazione artistica. Talmente buona che sfocerà nella drastica decisione di “uccidere” Georgina per evitare che il poeta, oramai innamorato e desideroso di incontrare la donna, parta per il Perù. L’epilogo è quello fin dal principio sperato da Carlos e José: una poesia dedicata alla musa da loro creata.

Dal contesto storico-sociale in cui l’azione si svolge e dall’espediente letterario dei due protagonisti si diramano le tematiche che infittiscono, arricchendolo, l’intreccio del romanzo. Nel corso della narrazione, Bárcena si sofferma (forse troppo) spesso a ricordare al lettore l’anno in cui la vicenda ha luogo: siamo all’inizio del Novecento, ovvero in un epoca in cui la società,     quella europea come quella sudamericana, è strutturata sul profondo divario tra classi sociali, ma in cui iniziano a mostrarsi con forza i segnali di un imminente cambiamento. José e Carlos sono ricchi e apparentemente lontani dalle lotte operaie dapprima predette dall’anarchico Sandoval e poi concretizzatesi davanti ai loro occhi; ma, mentre il primo deve la propria nobiltà al nome di un’antica casata, il secondo proviene da una famiglia arricchita con il commercio del caucciù e, per questo motivo, appare meno meritevole agli occhi dell’alta società limegna. È forse questa differenza ad accentuare la già maggiore sensibilità di Carlos sia nei confronti della musa immaginaria, sia verso la rivoluzione sociale.

L’altro nucleo tematico riguarda in realtà il cuore e l’intento primario del Cielo sopra Lima: l’analisi del processo creativo. L’autore cantabrico mette in scena l’atto creativo di un’opera dalla sua genesi, ovvero dalla nascita dell’idea, alla fine, lo scioglimento dell’azione con il compimento del destino dei personaggi. Questa evoluzione, rappresentata dal filo principale del racconto, trova ulteriore spazio in alcuni elementi apparentemente collaterali: la riuscitissima figura del dottor Cristóbal, “esperto in lettere d’amore e corteggiamenti per corrispondenza”, che per vivere presta la sua arte al servizio degli innamorati in un angolo di Plaza de Santo Domingo; e il “gioco dei personaggi”, con cui José e Carlos mescolano realtà e finzione, illudendosi di poter controllare la prima attraverso la seconda.

Infine, il processo di evoluzione non può che applicarsi anche ai due giovani poeti e affiancare ai menzionati temi quello del passaggio all’età adulta, il cui punto di arrivo però, in questo caso, coincide con quello di partenza: ovvero la totale fusione delle due figure, significativa poiché indizio del loro ritorno a quel calderone immaginifico da cui erano anch’esse venute, efficacemente rappresentato dall’autore in un’emblematica scena finale.

L’acclamazione della critica intorno a Juan Gómez Bárcena dimostra, nel Cielo sopra Lima, di essere del tutto giustificata: il romanzo è scorrevole sia grazie all’ingegnoso intreccio che, per il suo leggero e dinamico svolgimento, lega il lettore al libro fino alla fine; sia per la voce che narra quell’intreccio, dotata di ironia, colloquialità e apprezzabile parsimonia.

Il cielo sopra Lima
di Juan Gómez Bárcena
Frassinelli 2016
19.50 €

 

 

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