DECOSTRUENDO IL MATRIMONIO

di Sabrina Martinelli

La trama del matrimonio di Jeffrey Eugenides

Una lettura di non sola trama, un libro fatto di libri, una ricerca intelligente che si muove su più livelli. Da non perdere.

Se volete un libro colto, raffinato, ben scritto, un libro per chi cerca sempre il secondo livello di lettura, allora La trama del matrimonio è il testo che fa per voi. Se, però, vi piacciono le storie che solleticano l’immedesimazione con i protagonisti e che giocano sulle emozioni forti, allora no, questo libro di Jeffrey Eugenides vi lascerà insoddisfatti. In rete, nei gruppi che si occupano di libri, i giudizi negativi non sono pochi: noioso, eccessivamente prolisso, troppe digressioni, personaggi freddi. Se il gusto letterario è indubbiamente personale ed è più che lecito dire di un libro “mi ha annoiato”, non lo è però, in questo caso, stroncare l’opera asserendo che Eugenides avrebbe fallito. È un romanzo circolare, una linea curva che torna al punto di partenza in cui tutto è ancora da realizzare, ma con un carico di consapevolezza raccolto lungo il viaggio, in una sintesi compiuta e con un finale sobrio e perfetto. È un romanzo cerebrale, per chi in un libro non cerca solo una trama emozionante, ma anche uno spazio di riflessione e quel qualcosa in più che rimane, oltre il godimento del momento.

È vero, il lettore nei protagonisti non si immedesima. Madeleine appare anonima, uguale a tante altre ragazze; Mitchell intelligente, ma distante con i suoi interessi mistici; Leonard inafferrabile, chiuso nella problematicità della sindrome maniaco-depressiva che sconquassa e decostruisce la sua intelligenza scientifica di futuro ricercatore di biologia. Eppure, il suo ingegno brillante e rapido viene proprio dall’irrazionalità della sua malattia in un continuo circolo vizioso.

Ma è Eugenides a fallire nel tratteggiare personaggi per i quali non vibriamo? No. È esattamente l’effetto che vuole ottenere. Non vuole che il lettore parteggi per l’uno o per l’altro, perdendo lucidità, aderendo eccessivamente alla trama. Vuole un lettore coinvolto cerebralmente, incantato dal suo percorso, ma sufficientemente distaccato a livello emotivo per seguirlo nell’ambiziosa costruzione e restare consapevole dei sovrapposti piani di lettura. Un lettore che sia in grado di decostruire il testo, abbracciando tutti i suoi temi di sottofondo rilanciati nelle sapienti digressioni.

Il romanzo prende il titolo dal lavoro per la laurea svolto da Madeleine sulla narrazione nell’epoca vittoriana. Madeleine ama Jane Austen, le sorelle Brontë, George Eliot, Edith Wharton, Elizabeth Gaskell e Henry James. I grandi romanzi che si sono sviluppati intorno all’idea del matrimonio e che da esso traevano linfa vitale, ricchi di pathos e di un intreccio costruito sull’anelito del compimento coniugale, nei quali tutto ruota intorno all’atteso sì. Eppure, Madeleine è una ragazza misurata, priva di grandi slanci sia emotivamente sia intellettualmente, una “vittoriana” dall’approccio ragionato e organizzato, per niente attratta dalle complicazioni, ben attenta a non compiere scelte che possano destabilizzarla. Siamo, però, nei primi anni Ottanta del Novecento, all’università il corso di tendenza è quello di semiotica che affronta Derrida ed Eco e che, nel solco aperto dallo strutturalismo, prosegue “decostruendo” il testo, spostando l’accento sul ruolo del lettore. Sarà lì che Madeleine si imbatterà in Frammenti di un discorso amoroso di Barthes, libro nel libro che indaga le parole dell’amore, la forma che esso assume nel discorso di chi ama, discorso che è sempre unilaterale, impossibilitato a incontrare realmente l’altro. Eppure, nelle parole di Eugenides intorno alla protagonista (“Poteva leggere Barthes che decostruiva l’amore tutto il giorno senza che per questo il suo amore per Leonard diminuisse anche solo di una minima percentuale… Non voleva essere liberata dalle sue emozioni, ma vederne confermata l’importanza”), cogliamo l’importante contraddizione che è, a mio avviso, la chiave di lettura che l’autore ci offre: non si sfugge al caos, all’irrazionalità che ci portiamo dentro, al nostro destino di solitudine, non importa quanti strumenti intellettuali abbiamo o capacità di analisi. I frammenti, però, diventano il leitmotiv che ci accompagna per tutta la lettura, anche dopo che Madeleine avrà richiuso il libro, nel ruolo di profeta di verità inascoltate con cui, presto o tardi, si devono comunque fare i conti.

Con La trama del matrimonio l’autore tenta una risposta al quesito se sia ancora possibile il romanzo come genere dopo la tempesta strutturalista che ha sezionato il testo così come il divorzio ha decostruito nel Novecento l’idea del matrimonio, deprivando il genere del romanzo del suo argomento per antonomasia. Insomma, ci muoviamo in uno spazio sociologico e intellettuale che ha subito trasformazioni profonde, può il romanzo essere ancora la voce del mondo in cui viviamo? Attraverso il personaggio di Leonard che, nonostante la volontà di potenza nel gestire la propria psicosi e la consapevolezza dei processi chimici del proprio cervello, fallisce il controllo su di sé, cedendo all’insensatezza che lo agita, l’autore sembra dirci che il materiale per i romanzi, quel continuo scontro tra ragione e sentimento, è sempre lì e resisterà finché esisterà l’uomo, ma occorre mutare il punto di vista e trovare nuove modalità espressive perché la forma romanzo possa essere ancora espressione del proprio tempo. La morte di dio, avvenuta con Nietzsche, l’evolversi del pensiero femminista e i mutati rapporti di genere sono tra gli elementi oggi ineludibili per lo scrittore. Si tratta di avere l’acume di compiere scelte diverse e ricercare nuove risposte. Perché, se è vero che il magma dei sentimenti sfugge all’analisi e il sentire è altra cosa dal parlare del sentire, la trama del matrimonio canonizzata nei grandi classici non regge, però, all’amplificarsi dei punti di vista e al mutare della società oggi frazionata in molteplici e paralleli obiettivi di vita, perdendo per sempre quell’unità che le permetteva di porsi quale soggetto. Neppure i vecchi strumenti di ricerca sono ancora validi, come trapela dalla parabola di Mitchell a caccia di riposte che non troverà.

I romanzi vittoriani amati dalla protagonista avevano il loro naturale momento clou nel fatidico sì, così il libro di Eugenides risponde e si allinea con il sì pronunciato da Madeleine in chiusura, un sì ottimista sulle sorti del genere, ma che si apre su di un nuovo orizzonte in cui il punto di arrivo di una vita non è più il matrimonio, ma il punto di partenza di una nuova consapevolezza di sé e di una nuova ricerca.

La trama del matrimonio
di Jeffrey Eugenides
Mondadori 2011
euro 11,00

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2 pensieri su “DECOSTRUENDO IL MATRIMONIO

    1. Grazie per il tuo commento. Se decidi di leggere il libro, facci sapere che ne pensi; siamo curiosi di conoscere la tua opinione!
      Grazie ancora e buona giornata dal Bibliomane.

      Liked by 1 persona

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