INSEGUENDO LA CONTRADDIZIONE

di Sabrina Martinelli

L’uomo dell’istante. Un romanzo su Søren Kierkegaard di Stig Dalager

Nella possibilità tutto è possibile, sia ciò che è terribile sia ciò che è piacevole; ma è anche attraverso l’angoscia per ciò che è terribile e per ciò che è piacevole che l’uomo scopre come rapportarsi a se stesso e ha la possibilità di scegliere se stesso in libertà andando oltre rispetto al filisteo, incapace di trovare il proprio spirito in quel suo carattere infantile, o all’esteta che, preso da se stesso e nell’anestesia dei sensi fugge da sé.” Stig Dalager.

Come recita il sottotitolo, L’uomo dell’istante non è semplicemente una biografia, ma un vero romanzo che narra la vita e la passione (filosofica, religiosa e umana) di Søren Kierkegaard, filosofo e scrittore prolifico e interessantissimo. La figura di Kierkegaard è difficilmente indagabile, ricca di contraddizioni e iperboli, di spiegazioni in ultima analisi difficili da raggiungere, dotata di una sensibilità acuta, eppure sui generis.

Dalager per ricostruirne la personalità e il pensiero ha a disposizione tutte le sue opere, i diari e le lettere e ci restituisce un uomo che cerca la propria strada scisso tra due grandi forze contrapposte: l’influenza austera, rigorosa, rigidamente religiosa dell’eredità paterna e la promessa della possibilità di vivere nel mondo, godendone anche i frutti, rappresentata da Regine Olsen. Dalager indaga il rapporto con il padre, riuscendo a dare un resoconto di quanto l’asfittica e cupa educazione ricevuta abbia pesato non solo nelle scelte del filosofo, ma anche nell’elaborazione di una costituzione palesemente inadatta  ad essere felice e costantemente consapevole della necessità della morte.

Grande spazio è dato naturalmente al rapporto con Regine, la donna che Søren sembra aver sempre amato e con la quale, anche dopo la rottura unilaterale voluta da lui, manterrà un tacito e costante legame, fatto di sguardi, saluti e sorrisi appena accennati. Dalager indaga le ragioni, già conosciute del resto, del distacco e difficilmente comprensibili per menti meno tortuose di quelle del filosofo. Regine, proprio perché tanto amata, era una distrazione, rappresentava la felicità ed il piacere cui un uomo con grandi ansie religiose, un’educazione votata al sacrificio, e la consapevolezza di una missione da compiere, non poteva abbandonarsi. Rappresentava lo stadio estetico contrapposto a quello etico, che tanto posto trovano nella sua filosofia. Così Kierkegaard non esita a sacrificare insieme alla propria felicità, anche quella di lei, rivelando in ciò anche l’egoismo e l’arroganza che accompagnavano la rinuncia. E qui si rivela già la contraddizione, accetta di passare per un seduttore frivolo e di pochi scrupoli per facilitarle il distacco, non riuscendo, però, mai a dirle veramente addio, passeggiando ripetutamente negli anni seguenti là dove aveva l’occasione di incontrarla e anelando la possibilità, mai concretizzatasi, di poterle parlare e spiegare le  motivazioni del proprio addio. Nominandola, infine, sua unica erede, Dalager sottolinea come Søren l’abbia trascinata con sé nella Storia.

Kierkegaard non è filosofo facile da indagare, l’autore affronta la distinzione tra i tre stadi intorno ai quali si espande il pensiero di Søren: l’uomo estetico, l’uomo etico e, infine, quello religioso. La necessità del “salto” in nome della fede. Sottolinea come oggetto della ricerca kierkegaardiana fosse l’individuo, tanto da essere designato quale esistenzialista ante litteram. Tuttavia, nel rendere conto del pensiero del filosofo resta forse un po’ troppo didascalico. Del resto il suo interesse è palesemente orientato in un’altra direzione.

Ciò che preme, infatti, a Dalager è trovare l’uomo dietro il filosofo, dar conto dei moti del suo animo e delle spinte del suo agire. Indagine interessante, ma con alcuni punti deboli. Il racconto ha inizio quando il protagonista viene ricoverato nell’ospedale in cui di lì a breve morirà. L’autore, proprio per restituire l’uomo e renderne l’umanità celata dietro il personaggio, indugia sulle conseguenze della malattia, sulla debolezza del fisico e sulla necessità di assistenza per espletare le funzioni fisiologiche. Questo indugiare mi è sembrato eccessivo e, in qualche modo, errato nei confronti di uno spirito tanto orgoglioso, schivo e, talvolta, capace dell’arroganza che deriva dalla consapevolezza di sé. Perché questo voyeurismo a svilire uno spirito che è sempre stato e sempre è voluto apparire fiero, raccontando la debolezza della sua carne, anziché riconoscere il suo diritto al riserbo?

Nel complesso, però, è un libro davvero interessante, ma più per la personalità ed il pensiero del protagonista che per lo stile dell’autore. Tuttavia, non è facile non lasciarsi soverchiare dalla materia trattata, quando si tratta di Søren Kierkegaard perché il suo pensiero, seppur rigoroso, e in ultima analisi chiaro, assume spesso la forma di circonvoluzioni da inseguire per pagine e pagine di appassionata scrittura. Dalager riesce comunque a rendere la contraddizione che pure albergava nel filosofo, quella nostalgia per la vita che a volte, almeno nell’intenzione o in un moto del pensiero, lo riportava indietro, salvo trovare poi un argine nella ferrea disciplina del suo carattere.

L’uomo dell’istante. Un romanzo su Søren Kierkegaard

di Stig Dalager

Iperborea, 2016

euro 18,50

 

 

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