MOSTRI, UMANAMENTE MOSTRI

di Sabrina Martinelli

Invisible monster di Chuk Palahniuk 

“Non importa con quanto scrupolo seguirai le indicazioni: avrai sempre l’impressione di aver perso qualcosa, la sensazione sprofondata sotto la tua pelle di non aver vissuto tutto. C’è quel sentimento di caduta nel cuore, per essere andato troppo in fretta nei momenti in cui avresti dovuto fare attenzione.” Chuk Palahniuk

La lettura di Invisible monster è un’esperienza paragonabile all’attraversamento in apnea di un tunnel sotto il livello del mare, quando riemergi non sei più quello di prima e ti senti, in qualche modo, rinnovato perché hai fatto un viaggio anche dentro te stesso, ti sei visto, hai visto il tuo dolore, i tuoi desideri indotti, le tue falsità, la tua mostruosità. Ne hai preso coscienza e sei riuscito persino a riderne, accettarla e forse scrollartela di dosso. Forse. Almeno un po’.

Questo è uno di quei libri di cui non ha senso raccontare la trama perché non riuscirebbe mai a rendere l’idea dell’opera. È uno di quei libri che ti afferrano immediatamente, poi ti respingono brevemente, trovandoti proiettato in un universo grottesco e folle, tra vaginoplastiche ed estrogeni, discorsi strampalati e situazioni improbabili, finché in questo scenario surreale cogli l’umano, il mostruosamente umano e allora sei preso. Palahniuk non ti lascia più andare.

Lo stile dell’autore è diretto, pronto a dissacrare le apparenze, a rivelarci l’altra faccia della medaglia, ciò che non confessiamo neppure a noi stessi. Fa uso, come detto, del grottesco e costruisce per noi un’atmosfera visionaria, eppure così prossima che si resta sempre in bilico tra il sogno e la realtà. E questi suoi personaggi sopra le righe dicono in maniera assurda cose così vere! Dietro l’apparente cinismo dell’autore, si cela, però, l’umano. Le ferite dell’infanzia che ci hanno fatto ciò che siamo e la necessità di reinventarci e andare alla ricerca del nostro io dietro i veli e le maschere che crediamo di dover indossare.

La storia non è mai come appare, in un continuo rimescolare i piani spazio-temporali, spaziando, dal presente a vari momenti del passato con un susseguirsi di flashback, pian piano prende forma la struttura del romanzo e si delinea una storia che si nega e rinnova continuamente, mutando le premesse e costringendo il lettore a modificare le proprie supposizioni. È stato detto per questo romanzo che nulla è come sembra. E così è.

L’intelligente ironia di Palahniuk ci dona anche momenti di vera e propria ilarità. In particolare, quando la protagonista si ritrova a scartare i regali di Natale, dono dei genitori che vengono tratteggiati nel loro sforzo di essere dei buoni genitori, riuscendo, però, solo ad essere un po’ più mostri.

Comunque, volendo dare un’idea della trama, Shannon, modella bellissima, in seguito ad uno sparo, rimane sfigurata. Dovrà reinventarsi una vita, vendicarsi di Manus ed Evie, l’ex ragazzo e la sua migliore amica che l’hanno tradita, aiutata dalla stupefacente principessa Brandy Alexander. Ma…i ma sono tanti! Dietro ogni personaggio si cela un mondo, con le sue voragini e ferite, e spetta al lettore andare di scoperta in scoperta, assaporando le frasi lanciate di tanto in tanto da  personaggi che, nella loro incapacità di esistere e nel tentativo di sfuggire da sé, raggiungono la verità, finendo per conquistare l’autenticità. Si, anche il paradosso è un leit motiv.

Ma, infine di cosa parla Palahniuk in questo libro? Vi è una chiara e potente messa sotto accusa della nostra società dell’immagine, non semplicemente del mondo della moda come potrebbe far pensare la scelta di una modella come protagonista, ma di tutta la nostra società, così proiettata in ogni sua piega sull’apparire. E una lucida denuncia dell’incomunicabilità. Ciascuno parla al proprio riflesso nello specchio e cerca nell’altro un frammento del proprio io perduto. Le parole sono isole fluttuanti senza direzione, il loro suono non è che rivolto all’interno, come un’eco dei propri pensieri. I traumi infantili irrisolti ci segnano, senza possibilità di fuga, causando riposte automatiche, sensazioni indotte di cui non siamo padroni. L’unico tentativo di autenticità allora è in queste parole: “Dice: “Non fare quello che vuoi”. Lei dice: “Fai quello che non vuoi. Fai quello che sei allenata a non volere”. Il contrario della ricerca della felicità. Brandy mi dice: “ Fai le cose che ti spaventano di più”.”

L’epilogo si presenta in certa misura inatteso, come se vi fosse in Palahniuk un bisogno di riconciliazione, la necessità di dire che in fondo non tutto è perduto. Si perché, improvvisamente, esplode il sentimento. Dopo averlo, dimenticato, negato per tutto il libro come qualcosa di assolutamente fuori luogo e impossibile cui trovar posto nel caleidoscopio patinato della vita, improvvisamente esplode, più come un desiderio, un proposito, che una realtà, ma ci coglie impreparati. E si accompagna alla caduta dei veli dal volto di Shannon, alla sua scelta non già di essere ciò che è, ma di andarne alla ricerca, bandendo finalmente la paura.

Flash. Dammi speranza. Flash. Dammi possibilità.

Invisible monster

di Chuk Palahniuk

Mondadori, 2000

euro 12,00 (Oscar Mondadori)

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