di Sabrina Martinelli

Tempesta di neve e profumo di mandorle di Camilla Läckberg

Per chi non sa resistere al fascino del nord ed è in cerca di una lettura poco impegnativa, con un tocco di mistero.

In questo libro Camilla Läckberg ci propone 5 racconti, l’ultimo dei quali, quello di più ampio respiro, dà il titolo all’opera. Nei molti riferimenti toponomastici si delinea la forte ambientazione svedese e, nei tratti del paesaggio che fa da sfondo alle storie, il legame con altri scrittori nordici, cosa che ho molto apprezzato perché il panorama scandinavo ha sempre esercitato su di me un notevole fascino.

I racconti più che nel giallo, mi sembrano trovare la giusta collocazione nel genere noir, ad eccezione forse dell’ultimo che è proprio Tempesta di neve e profumo di mandorle, l’unico in cui ci sia effettivamente il dubbio circa l’identità dell’assassino e in cui compaiano gli elementi tipici del giallo. La lettura riporta ai misteri di Agata Christie e alle sue atmosfere. Il racconto è piacevole e ha il proprio punto di forza nel paesaggio invernale che fa da cornice e nell’idea che riesce a restituirci della forza selvaggia della natura. Per il resto, beh, Martin, il poliziotto che bloccato sull’isola con gli altri personaggi porta avanti le indagini, è decisamente irritante: interrogatori interrotti per la pausa caffé e dolcetti, pennichella, negligenza nel perquisire prontamente la stanza della vittima, dimenticanza nel mettere al sicuro una prova; per fortuna lo salva il colpo di genio finale! Certo è giovane, ha poca esperienza, ma persino io non avrei tralasciato così tante cose!

Nell’insieme dei racconti, si avvicendano diversi temi. Incontriamo quello della violenza di genere, in particolare ne Il caffé delle vedove, dei rapporti familiari insinceri e gretti, del bullismo.  Ma le idee, anche buone, non sono svolte brillantemente e si infrangono talvolta su piccoli scogli come quelli già accennati. Poi non so perché, ma i personaggi della Läckberg quando danno davvero in escandescenze lo dimostrano spruzzando saliva, insomma si può anche variare sul tema, l’ira si può rendere anche in molti altri modi!

Ciò che interessa all’autrice in fondo non è il mistero intorno all’identità dell’assassino, ma indagare il perché si uccide, la motivazione che conduce all’azione. In quest’ottica acquista un senso anche il racconto Una giornata infernale, in cui il dramma è evitato ed il mistero assente, ma presente è quella scintilla che accende la miccia e potrebbe indurre all’omicidio se, come in questo caso, non implodesse grazie a un’occasionale distrazione.

Il racconto che ho preferito, però, l’unico che mi abbia realmente intrigata, non è stato quello che dona il titolo al libro, ma il primo, Sognando Elizabeth. La storia si sviluppa a bordo di una barca a vela acquistata per una vacanza dai due protagonisti con il fine di ritrovare una sintonia di coppia che sembra ormai perduta. Lo sfondo è suggestivo e, nonostante vi sia qualche ingenuità, come per esempio il trovarsi quasi improvvisamente nel bel mezzo di una tempesta pochissimo o nulla descritta, il racconto riesce a sedurre. Rende quel particolare stato in cui la fiducia nella persona amata, a torto o a ragione, sfuma e per la prima volta la si guarda come estranea a sé e sconosciuta. A chi di noi non è capitato di guardare una persona vicina con sospetto, fino ad averne timore? È a questo punto, in questo spazio buio e vuoto, creatosi in seguito alla sorpresa, allo sconcerto e al sospetto, che i nostri demoni possono prendere il sopravvento.

In conclusione, racconti che come lucciole si accendono ora qui, ora là e offrono impressioni accattivanti, ma con diverse ingenuità e talvolta un senso di déjà vu. Ma il mare del nord, l’isolamento degli isolotti tra il ghiaccio invernale e la malia di quel rumore, impossibile a non udirsi, provocato dalla barca rompighiaccio che apre un varco tra il bianco, meritano.

Tempesta di neve e profumo di mandorle

di Camilla Läckberg

Marsilio 2015

euro 16,00

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