di Mario Michele Pascale

Assassinio sulla Palmiro Togliatti di Marco Ciriello

Roma come le periferie di Los Angeles e New York. Si affaccia sulla scena una nuova razza di cattivi. Le nuove mafie straniere spadroneggiano nella città che fu del Libanese. E romanzo criminale “jè fa na pippa”…

Un elefante contromano sul raccordo anulare. Un trans che chiede la cortesia di chiudersi in un bagno con due uomini. Un thailandese che si altera perché invece della zuppa vuole la pizza per “mangiare come un romano”. Un commissario in missione per conto di Dio che si aggiusta il cilicio sotto la gonna. Una scimmia impazzita sui tetti di viale Palmiro Togliatti.

No, non stiamo scherzando. Anche se, presi singolarmente, questi elementi fanno pensare ad una commedia brillante, ad un libro tutto da ridere, in realtà Assassinio sulla Palmiro Togliatti di Marco Ciriello, edito da Baldini e Castoldi, è un testo terribilmente serio, che ci mette di fronte ad una Roma diversa, che conosciamo poco.

Non è la Roma delle intellighenzie da salotto che escono abbastanza malconce dalla narrazione, nude in tutta la loro pochezza ed incapaci di dare una lettura del reale,  né la città eterna delle antichità: non è un caso che l’unico “monumento” citato sia la scala mobile di Eataly. Roma è un’enorme periferia in cui si agita una umanità nuova, diversa. Russi, nigeriani, cinesi, e quel sottobosco di misere esistenze che si mimetizzano nel grigio del cemento e che si aggrappano a quel che possono e a quel poco che hanno. Il protagonista del romanzo, Francesco “Stecca” Santoni, possiede la sua reliquia personale: un paio di scarpini da calcio dismessi da Totti. E la sua esistenza di tossico e calciatore mancato vale poco di più di un paio di scarpe usate. Nel testo il dialetto romanesco è una tra le tante lingue e sono tramontati definitivamente i tempi de Er Più e dei suoi coltelli: in questo scenario una coltellata è quasi una carezza.

Una vittima, un colpevole, un sospettato, due poliziotti, molti cattivi ed una montagna di droga. La trama, che si snoda in modalità polifonica, è avvincente e funziona da un punto di vista narrativo. Il libro, letteralmente, si fa divorare. Ma non per questo è un volume semplice. I richiami forti, da Fellini a Pasolini ad Antoine de Saint Exupery, non mancano. E’ come se l’accattone pasoliniano avesse incontrato il meltin pot. Non manca il lavoro dello scrittore e si sente benissimo il suo forte bagaglio intellettuale, che è di ottimo livello, né mancano le piccole soddisfazioni della vita che Ciriello si toglie come sassolini dalle scarpe, citando, amorevolmente, la scuola di scrittura Holden di Torino ed i corsi di una casa editrice romana piuttosto radical chic.

Qui mi fermo, per non togliere il gusto della lettura. Leggete Assassinio sulla Palmiro Togliatti. Non ve ne pentirete. E se vi troverete, un giorno, in una lite tra russi e nigeriani, nascondetevi all’istante…

Assassinio sulla Palmiro Togliatti
di Marco Ciriello
Baldini e Castoldi 2016
euro 15.00

 

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