di Sabrina Martinelli

Io sono Dio di Giorgio Faletti

“…il male per nutrirsi deve essere seducente, accattivante. Deve attirare a sé il mondo che ha intorno con la promessa della bellezza e la premessa del sorriso”

Mi sono avventurata in questo thriller con la curiosità di leggere, infine, qualcosa di Faletti dopo averne tanto sentito tessere le lodi. Il thriller ed il giallo non sono tra i miei generi preferiti, anche se di tanto in tanto, mi lascio incuriosire. Il loro difetto, non in generale, ma per il mio gusto, è proprio l’appartenenza ad un genere che raramente lascia alla fabula la possibilità di crescere, travalicare i propri confini e divenire qualcosa di più per cui la classificazione di partenza possa andare stretta. A volte, però, incontro delle sorprese.

Dico subito che Io sono Dio non è tra queste. Resta, a mio avviso, un romanzo circoscritto al genere di appartenenza. Faletti ci prova a superarne i limiti con una scrittura che, sebbene scorrevole e fluida, ricerca la similitudine e la metafora raffinata. Questa ricerca mi ha positivamente colpita, amo il gusto attento nell’accostamento delle parole e lo sforzo di sfuggire la banalità, ricercando l’effetto, anche se in certi momenti lo stile acquista una certa ridondanza. Tuttavia, nonostante la cura nello scrivere, le possibilità del romanzo nell’insieme sono compromesse dall’ingenuità con cui viene tratteggiato il rapporto sentimentale tra Vivien, la poliziotta, e Russell, il giornalista. Questo è, secondo me, il vero punto debole del romanzo.

Un amore che nasce immotivato e scontato. L’indagine psicologica rispetto all’evoluzione di questo sentimento nei due personaggi è pressoché assente, mentre l’autore di parole ne usa molte per tratteggiare alcuni personaggi minori che hanno ruolo quasi di sola comparsa. Inoltre, la modalità dell’epilogo della loro storia risulta davvero stucchevole.

Detto ciò, potrebbe sembrare che il libro non mi sia piaciuto. E, invece no, chiariti i punti che non funzionano, resta l’indiscutibile fatto che Io sono Dio sia un ottimo thriller. La trama è complicata e ammirevolmente orchestrata. L’organizzazione del romanzo non è semplice, i diversi punti di vista, i molti flashback, la ricchezza degli spunti sono materiale vivo e ribelle nelle mani di Faletti che riesce a comporlo in modo chiaro e ineccepibile. Pur rispettando tutti i canoni del giallo e del thriller, riesce ad avere una propria originalità tanto che il finale giunge inaspettato, senza che alcun sospetto baleni prima nella mente.

Ho sentito criticare la conclusione come troppo precipitosa. Non sono d’accordo. La svolta arriva subitanea e, dopo pagine e pagine di indagini, la rivelazione giunge fulminea, ma, secondo me, è un punto di forza del romanzo e gli conferisce un taglio decisamente cinematografico. In effetti, è un’opera perfetta per una pellicola: mistero, indagini, adrenalina, suspence!

L’unica critica relativa alla soluzione del caso è possibile se viene collocata dopo il disvelarsi del colpevole. In effetti vorremmo capire perché la lettera ricevuta abbia attecchito così facilmente sul ricevente e vorremmo anche sapere cosa sia avvenuto esattamente in quella camera….ma dell’epilogo dei gialli è bene non parlare troppo!

Interessante è l’idea di partenza del libro, quella del reduce del Vietnam e del suo desiderio di vendetta contro la società perché, come dice Faletti “le guerre finiscono. L’odio dura per sempre”. Notevole è il percorso cui viene indotto il lettore. Dapprima coinvolto emotivamente, si schiera con l’ex soldato anche nella sua iniziale resa dei conti in cui vendetta e giustizia ferocemente si mescolano. Poi è costretto a prenderne le distanze e far rientrare l’identificazione empatica fino a comprendere quanto sia labile la distanza tra l’uomo e il mostro. Questo aspetto si ripresenta in seguito e sembra proprio che all’autore prema condurci a riflettere su quanto sia fragile e slabbrata la linea di demarcazione tra lecito ed illecito, tra normalità e follia.

La scelta del titolo è quanto mai indovinata e restituisce il senso dell’estrema libertà dell’uomo che ha oltrepassato il limite e la cui azione è per questo, anche nel male, creatrice e autonoma. Rende anche l’idea della presa di coscienza dell’assenza di dio di fronte al male assoluto della guerra e del diritto dell’uomo di ergersi a giudice, in nome della propria umanità.

In estrema sintesi, Faletti ha uno stile piacevolmente curato e sa orchestrare una storia con maestria, seminando spunti di riflessione. Non aspettatevi un capolavoro, ma un ottimo, ottimo thriller.

 

Io sono Dio

di Giorgio Faletti

Baldini & Castoldi 2015 (1 ed. 2009)

euro 12,00

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