di Mario Michele Pascale

Putin. Vita di uno zar di Gennaro Sangiuliano

I radical chic paladini dell’hamburger vegano storcono il naso, la sinistra e la destra estreme lo adorano. Ed esiste, in Italia, anche un fan club tutto al femminile: le Putin Girls. Ma chi è davvero Vladimir Putin?

Boris Eltsin non è più quello di qualche anno prima. Non è più l’eroe che si opponeva al tentativo di golpe aizzando la folla dall’alto della torretta di un carro armato. L’alcool ed i farmaci lo hanno reso debole. Sempre più ubriaco “corvo bianco” raggiunge il fondo quando, in preda all’ebrezza, durante una manifestazione ufficiale, lascia il suo posto tra le autorità e, barcollando, cerca di dirigere una banda musicale. Troppo anche per i russi, culturalmente molto tolleranti in fatto di abuso di alcoolici. Occorre un uomo nuovo. Il cerchio magico che si  era riunito intorno al presidente, governato con pugno di ferro dalla “zarina” Tatijana, figlia di Etsin, si arrovella il cervello finché qualcuno non fa il nome di Vladimir Putin.

14627907_10210777015930872_244517596_nPutin è un ex del KGB. Uomo di staff, eccellente amministratore, lavoratore instancabile, dotato di  grande cultura, capacità di mediazione e rapporti con l’Occidente. Il suo fiore all’occhiello fu il grande azzardo per far sopravvivere San Pietroburgo alla crisi post comunista. Vendette materie prime prodotte nell’area della città all’estero senza aspettare l’autorizzazione di Mosca. Potenzialmente un suicidio politico, coronato però da un successo. Il governo centrale si adeguò. Gli affari, anche se conclusi al ribasso, salvarono San Pietroburgo dalla fame e dal freddo. Il cerchio magico pensava che questo taciturno ed oscuro personaggio, che, a differenza del russo medio, non si ubriacava, non andava a prostitute e rifuggiva l’arricchimento personale, non sarebbe stato un problema, ma una marionetta da poter manovrare facilmente. Si sbagliava.

Pian piano Vladimir Putin smantella la corte del vecchio presidente, neutralizza Tatijana Eltsin, limita drasticamente il potere degli oligarchi che si erano arricchiti a dismisura saccheggiando le risorse naturali russe e comprando per quattro soldi le industrie di stato. Putin fa tornare i grandi colossi industriali, soprattutto quelli legati alle fonti e alla produzione di energia, nelle mani statali. Risana il debito pubblico. Aumenta il benessere dei cittadini russi. Fa tornare Mosca una potenza politica e militare, ristrutturando il fatiscente esercito dell’era Eltsin.

Ma chi era Putin? Lui stesso si vanta di essere stato un teppista. E lo era davvero. Cresce nei palazzoni popolari di Leningrado picchiandosi continuamente con i coetanei. Era così che si cresceva e si otteneva il rispetto degli altri negli anni del comunismo.Ma era anche un ragazzo determinato, sobrio, che ragionava per obiettivi. Rasenta l’epica la descrizione che fa Gennaro Sangiuliano del giovane Putin che sale le scale dell’ingresso principale della sede del KGB dell’allora Leningrado tra lo stupore delle guardie. Quelle scale, anche se non esisteva un divieto esplicito, era ritenute quasi sacre. Nessuno calpestava quegli scalini. Anche gli alti ufficiali entravano dagli accessi laterali. Putin invece sale su per i gradini e si presenta davanti al piantone attonito chiedendo: “Come si fa ad entrare nel KGB”?

Putin.Vita di uno zar, di Gennaro Sangiuliano, edito da Mondadori, è una biografia provvisoria.14628086_10210777015450860_1251119246_n Provvisoria perché il protagonista ha, da un punto di vista politico ed umano, ancora molto da dire. E’ un volume scorrevole, agile, ma estremamente preciso. Non cade nella trappola della faziosità anti russa né nell’apologia del leader. È un bilancio ragionato dei lati buoni, di quelli discutibili, dei grandi successi e delle fragilità. Si scopre che Putin non è un pezzo di ghiaccio come lo presentano, frettolosamente, i media occidentali. Ne scopriamo l’umanità nelle tragedie. La rabbia durante i sanguinosi attacchi terroristici operati dai fondamentalisti ceceni e la sincera commozione dopo l’incidente del sommergibile Kursk. Il pregio del lavoro di Sangiuliano è quello di presentarci Vladimir Putin come persona, calato sì nel contesto politico, ma anche in quello familiare, affettivo, e capace di una vera empatia con il popolo russo. Sangiuliano ha anche un altro merito. Smantella l’ombra del Putin “sovietico” e ci disvela, tra le righe, come in realtà il mentore ideologico del presidente non sia Lenin, ma Solgenitsin. Putin comprende che solo un ritorno allo “spirito russo” può colmare quel vuoto ideologico lasciato dal crollo del comunismo ed agisce di conseguenza, avvicinandosi alle forme del religioso. Grandezza nazionale e religione, ma anche attenzione per la qualità della vita dei cittadini russi. Su tutto l’idea di una democrazia che non è e non potrà mai strutturalmente essere  “occidentale”, ma che deve trovare una sua via peculiare, endogena.

Putin. Vita di uno zar

di Gennaro Sangiuliano

Mondadori 2015

Euro 22

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