di Daniela Esposito

Sylvia di Leonard Michaels

Non riesco a chiarire i miei sentimenti nei confronti di Sylvia, romanzo di Leonard Michaels, uscito lo scorso settembre per Adelphi, nella traduzione di Vincenzo Vergiani. Sicuramente mi aspettavo altro ma, a parte questo, c’è un dubbio che mi assilla e mi impedisce di esprimere un giudizio definitivo. Ho deciso di provare a formulare questo dubbio nei paragrafi che seguono.

La lettura delle prime pagine scorre fluida e lo stile è rassicurante; Michaels introduce un giovane se stesso, neolaureato e alle prese con quel senso di attesa passiva che a volte precede l’ingresso alla vita adulta e che sempre mi fa pensare a The sound of silence e Dustin Hoffman che galleggia nella piscina. Da subito, e per tutto il corso della narrazione, l’autore definisce il contesto storico-culturale-sociale in cui è nata l’esperienza che sta per raccontare, e i toni con cui vi accenna sono più o meno velatamente cinici e critici. Siamo nella prima metà degli anni Sessanta e gran parte della vicenda si svolge nel Greenwich Village; sullo sfondo la cultura Beat, il jazz, le droghe, la rivoluzione sessuale e tutto ciò che abbiamo imparato ad associare a quel periodo.

A pagina 17 arriva Sylvia Bloch. La passione è istantanea e la coppia immediatamente formata. Segue il resoconto dei drammatici quattro anni (dal 1960 alla fine del 1964) di una difficile relazione, o meglio il resoconto delle nevrosi della donna e dei sensi di colpa e tentativi di resistenza del protagonista. Più si va avanti più è evidente che Sylvia ha un pesante disagio psichico che la porta a repentini cambi di umore e violente scenate d’isterismo. L’epilogo è tragico.

Sylvia è un breve romanzo autobiografico (pubblicato negli Stati Uniti nel 1992), in cui Michaels dipinge un impietoso ritratto della sua prima moglie, morta suicida, e fornisce un quadro altrettanto impietoso del loro morboso legame, ma anche di ciò che li circonda, inclusi i personaggi che girano intorno alla coppia. La figura della donna si delinea presto in tutta la sua problematicità, ma a un certo punto qualcosa non torna: l’immagine che riceviamo è fin troppo negativa, così negativa che iniziamo (o almeno io ho iniziato) a dubitare del punto di vista da cui la osserviamo. Sorge il sospetto che l’opera di Michaels sia in realtà una sorta di sfogo risentito nei confronti di un’esperienza, il suicidio della moglie, che gli ha lasciato numerosi e profondi strascichi emotivi e psicologici. Sorge un dubbio, in altre parole, sulla lealtà del ritratto della persona che è stata causa di sofferenza e che, aimè, non può esporre la propria versione dei fatti.

A questo pensiero la mia prima reazione è morale e penso, in sostanza, che il libro sia un colpo molto basso dell’autore, una vendetta infantile e piena di risentimento e sensi di colpa, non solo verso la donna ritratta, ma tutto il contesto che ho menzionato sopra e che appare colpevole per le nevrosi di Sylvia, per l’infelicità del protagonista, per l’intensità delle loro passioni e per il matrimonio forzato. Sylvia è morta, si è suicidata, e il narratore esprime una visione estremamente negativa e soggettiva, contaminata dal dramma interiore che, evidentemente, trent’anni dopo non è ancora stato elaborato.

Il libro è angosciante ed eccessivamente fazioso, ecco; ma qualcosa sospende il mio giudizio finale, a pagina 95:

“A volte Sylvia era felice e spiritosa, ma è più facile ricordare i brutti momenti. Erano più clamorosi; e, rispetto a ciò che amavo, ora fa meno male ricordarli.”

Una confessione? La domanda, il dubbio che resta è: ha voluto, Michaels, con la sua prosa limpida e puntuale che traspare dalla traduzione di Vergiani, ingannare il lettore di proposito? Ha scelto di recitare la parte della vittima che, fingendo calma e lucidità, si sfoga per esorcizzare il dolore e i sensi di colpa? Se così è, allora quel romanzo angosciante e fazioso si trasforma in un elaborato esercizio letterario, in cui la scrittura è (ancora una volta) terapia e il significato, non facile da cercare, è sezionato e disposto sui diversi livelli che la lettura può offrire, sempre che li si sappia cogliere.

Sylvia
di Leonard Michaels
Adelphi 2016
16,00 €

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