LA CORONA DEL RE LONGOBARDO

di Eros Mammoliti

La corona del re longobardo di Marco Vozzolo

“Squartateli e lanciateli assieme alle loro viscere oltre le mura” Marco Vozzolo

Secolo quattordicesimo, Pistoia; siamo in una Toscana che vede Petrarca ventenne, Giotto quasi sessantenne e Dante morto da poco. La città è governata da un Capitano del popolo ed un Vescovo; in mezzo a lotte per il controllo, tra le famiglie più potenti, e sotto la minaccia di un assedio da parte dei lucchesi. Ed in questa città in tumulto arriva Ruggero, ex Cavaliere Ospitaliere, di ritorno dalla terra Santa. Il quale cambia immediatamente gli equilibri di potere tra le famiglie.

Dimentichiamo l’amor cortese; dimentichiamo gli ideali cavallereschi di don Quijote; dimentichiamo il ciclo carolingio e quello bretone. Siamo di fronte ad un autore che non idealizza i cavalieri medievali. Un autore che non ha paura di farceli vedere mentre vivono, amano e lottano nel fango, tra i cadaveri in putrefazione. Un autore che non si fa scrupoli nel mostrarci il lato più oscuro e crudele di quel periodo storico.

Vedremo bambini obbligati ad assistere all’ impiccagione dei genitori, stupri di gruppo ai danni di suore e sacerdoti, donne prese con la forza, lingue inchiodate alle mura e teste conficcate sulle lance come monito. Vedremo corpi smembrati e lanciati dentro una città assediata per distruggere psicologicamente i nemici. Vedremo esercitare il diritto di saccheggio, tradimenti di amici e parenti, torture nei confronti di vergini; tutto per il desiderio di potere e ricchezza.

E nemmeno l’eroe della storia è escluso da questa violenza diffusa; lo vedremo abbandonare il padre della sua amata, ormai pazzo, a frugare tra i rifiuti; lo vedremo impassibile di fronte a crudeltà che lui stesso ritiene normali per l’epoca in cui vive. E quando un condottiero nemico ordina uno stupro di gruppo ai danni di un sacerdote, alla presenza di Ruggero, e gli dice che gli non sembra scosso, lui risponde che: “quel prete ed il suo vescovo non mi sono mai piaciuti”.

Ma se il lettore non si spaventa di fronte a tanta crudezza e violenza allora sarà premiato; potrà vedere un affresco non filtrato di quell’epoca storica. Una descrizione reale, con la puzza e la miseria, l’angoscia dettata da guerre, fame e violenza sempre presenti, ma anche l’amicizia, l’amore ed il cameratismo. Potrà apprezzare la voglia di vivere e di sopravvivere di tanti personaggi. Potrà vedere un mondo in cui si poteva finire in miseria in un giorno ma ci si poteva rialzare per riprendere a lottare anche contro ogni pronostico. Potrà vedere la corruzione, ma anche la solidarietà.

Perché in mezzo a tanta violenza e depravazione ci sono anche valori positivi, come il cameratismo dei Biancoverdi, l’amore paterno del vecchio Pucci o i sogni romantici della giovane Isadora. E vi è una storia d’amore; non l’amore romantico, né quello tragico. Piuttosto due giovani che si amano nelle avversità, si amano come possono, sapendo di vivere in un mondo incerto e violento ma felici di essere insieme. Quando ci possono stare. Separati da un assedio, da lotte tra fazioni, incendi e malattie, complotti e tentativi di omicidio, ma felici in quelle occasioni in cui riescono a riunirsi.

La città è presente nella narrazione, con le sue autorità, le potenti famiglie e le corporazioni; ne veniamo a conoscere porte e mura, con i rispettivi punti deboli e di forza. Vediamo la piazza del mercato e la Cattedrale, veniamo portati a conoscere i vicoli più miseri ed i grandi palazzi fortificati. Per capirne i molteplici volti.

E per finire il personaggio non vivo, quello che scatena l’azione, l’espediente narrativo da cui prende il titolo il romanzo stesso. Una corona antica, appartenuta ad un antico re longobardo; personaggio ormai posto tra mito e leggenda. Secondo alcuni un santo la cui corona avrebbe donato grandi poteri a chi la indossasse, corona custodita nel tesoro del Duomo ed alla quale ambiscono tutti i potenti della città; disposti a tradirsi e ad uccidersi tra loro anche con il nemico alle porte. Incuranti di ciò che può accadere alla loro città e ad i loro compatrioti; spinti solo dalla brama di possederla per ottenerne il potere. Ed alla cui provenienza è dedicato un lunghissimo prologo, ambientato 900 anni prima dei fatti narrati nel romanzo, di oltre cinquanta pagine.

La corona del re longobardo

di Marco Vozzolo

Leone Editore 2016

Euro 14,90

 

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3 pensieri su “LA CORONA DEL RE LONGOBARDO

  1. Ci sono dei libri che, quando li termini, ti lasciano orfani di qualcosa.
    Questo romanzo è uno di questi. Ero innamorata di Ruggero almeno quanto lo fosse Isotta. E mi sembrava di “leggere” una fiction storica. Ero nel Medioevo fino al collo e vivevo un’avventura che mi ha emozionata.
    Un libro spettacolare.

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  2. Concordo. Sono un apoassionato del genere e quando ho letto il libro mi sono reso subito conto, fin dalle prime pagine, che avrei letto una storia a cui mi avevano abituato W. Smith e Valerio M. Manfredi. E pochi altri.
    Ho davvero faticato a staccarmi dalle pagine.
    Appassionante da batticuore.
    E non sono uno che fa complimenti a casaccio.
    Un romanzo… epico.

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