di Sabrina Martinelli

Libertà di Jonathan Franzen 

“La personalità incline al sogno di una libertà senza limiti è anche propensa, qualora il sogno si infranga, alla misantropia e alla rabbia.” Jonathan Franzen

Libertà è un libro complesso e voluminoso, denso e lucido. Lo stile di Franzen è freddo, piacevolmente freddo, e razionale, di una precisione chirurgica. Nulla di sovrabbondante o di eccessivo in più di 500 pagine, nessuno scivolamento nel desiderio di rendere piacevoli i suoi personaggi che, infatti, non lo sono. Persino Walter, che si ha l’illusione di amare per tutto il libro, con la storia del gatto Bobby viene infine impietosamente riposizionato dal lettore. Franzen non lascia illusioni di sorta, non concede consolazioni.

Durante la lettura il libro mi ha affascinata e catturata, ma, ad epilogo raggiunto, mi ha lasciata inquieta e in parte inappagata. Ho avuto bisogno di riflettere per capire se il senso di insoddisfazione derivasse da un mio privato e personale modo di interagire con la trama o se fosse insito nel romanzo. La principale motivazione era certamente la prima e, dopo averlo lasciato sedimentare per qualche ora, ho visto come l’episodio legato a Bobby, per esempio, anche se smuove in me principi e sentimenti assiomatici, sia funzionale al discorso complessivo. È, però, senza dubbio anche un libro volutamente disturbante e corrosivo.

Ogni personaggio assolve a un compito nella narrazione, partecipando a rendere l’affresco puntuale, graffiante, sincero e spietato di uno spaccato della società americana. Sotto i riflettori è la classe media così incapace di vedersi chiaramente, falsa anche quando convinta di essere sincera, avida nel suo volere tutto e priva di una visione d’insieme. Ma Franzen illumina anche il mondo politico, i giochi sotto banco in nome del dio denaro, gli intrighi e gli interessi nascosti dietro la rovinosa politica del governo Bush e le sue guerre. L’autore, senza cadere mai nel didascalico, rende percepibile lo scontro tra democratici e repubblicani e, benché tutto scaturisca dal narrare senza intromissioni o giudizi da parte dell’autore, il suo schieramento è nitido.

Centrale è la tematica ambientale e forte è la percezione di quanto sia necessaria la consapevolezza individuale. Non ridiamo di Walter quando si pone il problema del carburante consumato dalla sua auto nei termini di impatto ambientale. E lo troviamo grandioso nel suo slancio idealistico che lo spinge a creare una campagna contro l’aumento demografico perché, checché ne dica il papa, le risorse su questo pianeta sono davvero limitate. Anche qui Franzen, con la storia della dendroica cerulea, ci mostra come sia difficile mantenersi puri e come persino dietro gli intenti lodevoli si annidino interessi contrari. Il pragmatismo di Walter si rivela un’arma a doppio taglio poiché quando si fa un patto con il diavolo non possiamo mai esser certi di aver stipulato un buon affare.

Franzen costruisce l’opera come un’incessante indagine intorno alla possibilità della libertà che si presenta eterea ed inafferrabile, impossibile da declinare. Le azioni e le scelte appaiono guidate da qualcosa ben al di là della consapevolezza: Joey si scoprirà irrimediabilmente legato a Connie, seppur pensando di voler andare in un’altra direzione; Patty vuol solo fare la mamma, eppure, apparentemente libera di fare ciò che vuole, sarà sempre prigioniera di se stessa. Talvolta si apre uno spiraglio: Joey sceglierà di dar via i soldi frutto di un imbroglio e lo farà spinto da una sete di equità che non sapeva di provare, trovandosi finalmente a scegliere davvero. Il quadro che esce dalla penna dell’autore è desolante, ma in fondo, non senza speranza se i figli dei protagonisti alla fine si rivelano più equilibrati e capaci di veder chiaro in se stessi dei genitori.

Franzen vuole condurci a mio parere a riflettere su due aspetti in successione. Sperimentiamo la possibilità di essere liberi se siamo disposti a compiere errori e ne accettiamo le responsabilità che ne derivano, se non tentiamo di nasconderci e ci esponiamo al giudizio. E, dopo averla sperimentata, esserci approssimati ad essa, averla tentata, riusciamo finalmente a coniugare questa libertà quando accettiamo il fatto che non ne esiste alcuna al di fuori del suo strettissimo legame con l’etica. E qui torniamo al gatto Bobby e alla domanda “Ma se Bobby è solo un animale, cioè non è un essere umano, perché allora la sua leggera preferenza per la vita all’aria aperta dovrebbe superare il diritto degli uccelli ad avere una famiglia?” Perché la vita di un gatto dovrebbe valere più di quella di un uccello? Non è forse più giusto che perisca un gatto piuttosto che muoiano molti uccelli? La vita del singolo vale meno di quella della moltitudine? Walter sembra rispondere sì alle ultime due domande, ma la sua scelta di agire senza pensare alla sorte di Bobby appare inevitabilmente al lettore come una violazione, un vuoto etico. Walter afferma così l’impossibilità di non contraddirsi e ci lascia con un grande punto interrogativo.

Ma Walter, che oscilla tra esaltazione e pragmatimo, è anche lo specchio dell’impotenza nell’affrontare la questione ambientale in maniera incisiva. La grande domanda posta dall’autore è se sia possibile perseguire un obiettivo giusto (salvare la dendroica cerulea, rendere inoffensivo Bobby) mediante un’azione in sé iniqua come concedere all’industria del carbone il taglio delle cime delle montagne o sottrarre Bobby alla sua famiglia. Il pragmatismo fino a che punto è un bene e quando diventa un male? In definitiva il romanzo si articola intorno alla necessità di indagare un rapporto, quello tra libertà ed etica, un rapporto che si rivela ineludibile perché i due termini in gioco non possono esistere se non nel loro relazionarsi. Franzen affronta il tema americano per eccellenza, ripulendolo dalla vuota retorica,  mettendone in luce la reale problematicità e indicando uno spazio da riempire di contenuti e da una rete di legami su cui la nostra riflessione deve esercitarsi.

La questione etica posta a proposito della dendroica e di Bobby, Franzen la ripropone a livello intimo nel legame tra Patty e Walter. Quando Patty dichiara che avrebbe dovuto appagare in gioventù il desiderio sessuale che provava per Richard e solo dopo cercare Walter o dice a Richard che potrebbero continuare perché una volta tradito qualcuno non fa differenza farlo una o più volte, ha davvero ragione? E quando Walter postula che il tradimento di Patty gli offre la possibilità di agire liberamente, di poter non essere giusto, è realmente così?

“-Sono io,- disse lei. -Solo io.” Noi siamo la somma dei nostri errori e proprio per questo indissolubilmente legati gli uni agli altri.

Non è un romanzo conclusivo, è una domanda aperta. Un confine da tracciare e riempire.

Libertà

di Jonathan Franzen

Einaudi 2011

euro 14,00

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