Recensione di Daniela Esposito

Giorni selvaggi, uscito in Italia lo scorso giugno per 66thand2nd, è innanzitutto un libro sul surf.

In secondo luogo, Giorni selvaggi è una storia d’amore. Tra l’autore e il surf.

Infine, Giorni selvaggi è l’autobiografia del giornalista americano William Finnegan, vincitore del premio Pulitzer 2016. Partendo dalla giovinezza trascorsa tra Hawaii e California, Finnegan ripercorre la sua vita tramite il racconto della nascita e dell’evoluzione del suo amore (o fede, o dipendenza) per il surf. Più degli anni che scorrono, sono i nomi delle tavole che scandiscono l’intreccio del libro e costituiscono delle essenziali unità di misura su cui quell’amore si concretizza e si sviluppa. Un ruolo altrettanto fondamentale appartiene alle persone che hanno condiviso quell’amore, ognuno nel proprio modo privato e personale, e che accompagnano l’autore e il lettore in ciò che appare come un apprendistato sentimentale ed esistenziale.

Ma non è tutto surf. La parte centrale del libro è il resoconto del lungo viaggio che l’autore compie, prima con l’amico Bryan Di Salvatore poi da solo, tra il 1978 e il 1981, dalle isole del Sud Pacifico fino in Australia, Asia e Africa. Il viaggio diviene un elemento primario nella vita di Finnegan, poiché ne determina non solo la maturazione ma anche parte delle decisioni, soprattutto professionali, che lo trasformeranno in giornalista politico e reporter. Di fatto la frenesia della partenza, di cui il surf sembra essere il motore, è dettata da un’irrefrenabile sete di ricerca, alternata al desiderio del ritorno a casa, che solo in un primo momento possiamo associare al passaggio all’età adulta, se non fosse che si estende agli anni della maturità (negli ultimi capitoli), rivelando come l’uomo sia sempre alla costante ricerca del proprio spazio ideale.

Non è semplice riorganizzare e riassumere tutti gli elementi presenti nel libro e c’è da dire che forse la sua lunghezza (circa 500 pagine) e le dettagliate descrizioni dei “break” e delle onde potrebbero ostacolare la lettura di chi non è esattamente un appassionato di surf. D’altra parte ci sono alcune categorie di lettori che non possono assolutamente prescindere da Giorni selvaggi, appunto gli amanti del surf. Ripeto, se siete dei surfisti non potete non leggere questo libro. In secondo luogo, come accennato, il memoir di Finnegan si rivela anche un interessante libro di viaggi, per cui c’è almeno una seconda categoria di lettori che potrebbe trovare spunti interessanti nei reportage (alcuni più, altri meno interessanti; alcuni più, altri meno impregnati di esotismo) che compongono il libro.

Infine, c’è un terzo motivo per leggere Giorni selvaggi, ed è che la scrittura di William Finnegan è profondamente improntata sulla tradizione della narrativa americana, di cui si percepisce il peculiare carattere della “profondità”, da intendersi soprattutto in termini di spazio, e che in Finnegan è probabilmente amplificato dalle esperienze personali. Quindi, se apprezzate i respiri ampi e la mole del libro non vi spaventa, Giorni selvaggi potrebbe regalarvi delle piacevoli escursioni.

Giorni selvaggi
di William Finnegan (traduzione di Fiorenza Conte, Mirko Esposito e Stella Sacchini)
66thand2nd
giugno 2016
25,00 €

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