MAMELI NON CADE, MALGRADO TUTTO

Di Ernesto Berretti
La caduta di Villa Mameli – di Fabrizio Thellung de Courtelary

Un libro, per essere ritenuto un buon libro, uno di quelli che si rispetti, che faccia discutere e si faccia ricordare, che sia conservato e consigliato, deve presentarsi che con un titolo capace di ammaliare il lettore come un’aurora boreale, di attirarlo come le sirene d’Ulisse, di intrigarlo come gli enigmi di Turandot. Il titolo di questo libro cita Mameli, che per inconscio patriottismo ci fa rizzare in piedi e canticchiare il nostro inno, lo accosta allo stato di abbandono visibile dalla copertina, e ne sottolinea la tragicità con quel “La caduta” che ha un non so che di inesorabile, che scatena un’inquieta nostalgia. È proprio il titolo che pone la prima questione: si tratta di una metafora o di un “semplice” caso di degrado urbano? Poco importa: con un titolo del genere ci si aspetta una storia forte, ricca di emozioni, sentimenti e rivelazioni, inedite magari.

goffredo-mameli

Goffredo Mameli

In quarta di copertina scopriamo che a “raccontare degli anni più difficili della nostra storia è l’ultimo discendente di Goffredo Mameli, l’autore dell’inno d’Italia”. Così, per rispetto e patriottismo nei confronti del nostro Mameli nazionale, e assaporando chissà quali verità inedite svelate dall’ultimo nobile discendente, il libro s’acquista.

Già dalle prime pagine si capisce di leggere il diario dell’alter ego dell’autore, un memoriale di buon livello, ma si aspetta la sacrosanta rivelazione, tanto stuzzicata da titolo e quarta. L’autore spilucca tanti episodi vissuti nel periodo tra gli anni Sessanta e Ottanta: i giochi, la scuola, le sigarette e i compagni cattivi, e poi furti, reati minori e maggiori, relazioni velate e voluttuose, e la scoperta di essere reazionario lui, appartenente a una nobiltà che egli stesso ritiene dentro la società più di quanto possa riconoscerla élite il dogma comune. Tutto senza scadere mai nella volgarità, un testo piano, che scorre senza dialoghi formati, un romanzo di formazione di quelli che puoi sottolinearne qualcosa per nuovi spunti da approfondire in classe, durante l’ora di storia.

E allora, se fossi il Pirata Barbanera, quanti giri di chiglia farei fare all’editore? 4! Ecco perché…
1. Il titolo del libro alimenta troppe aspettative nel lettore. (Non del tutto soddisfatte…)
2. È stato svelato in quarta di copertina quello che avrebbe potuto, da solo, valere il libro. (Scoprire solo alla fine che il narratore è l’ultimo discendente di Mameli: il suo punto d’osservazione, ecco la vera cosa interessante del libro!)
3. In “quarta” è stato specificato chi fosse Goffredo Mameli! (Ma era proprio necessario?)
4. Non è stata data troppa cura all’editing, pur essendo un testo piano. (Soprattutto nella seconda metà del libro)

La caduta di Villa Mameli
Fabrizio Thellung de Courtelary
Leone Editore, 2016
€ 10,90

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