Di Mario Michele Pascale

Recensione di Sex Work di Giulia Selmi

Guardare al movimento femminista come un monolite è un errore. La presa di coscienza delle donne non è esente da contraddizioni e da laceranti divisioni ideologiche e politiche. Uno degli snodi maggiormente dolorosi è costituito dal giudizio sul sesso. Tributo alla riproduzione della specie, ossequio al patriarcato, ma anche, nelle visioni meno “ortodosse”, possibilità di liberazione. Per anni il femminismo ha associato ad una idea “corretta” del sesso, l’immagine virtuosa della madre e della moglie o, comunque, della donna che accetta il proprio ruolo sessuale. Ciò che si poneva al di fuori di questa visione del mondo era una deviazione da una via moralisticamente retta. Anche oggi frange maggioritarie di un femminismo diffuso e pret-a-porter escludono dal diritto di cittadinanza nelle riflessioni e nelle rivendicazioni politiche la prostituzione. Questo pensiero fa proprie, non nominandole, le teorie lombrosiane: la prostituta è il corrispettivo maschile del criminale abituale. Non avendo forza fisica a sufficienza la puttana adopera ciò che la natura le ha donato: l’attitudine sessuale. Dalla prostituzione, quindi, si deve uscire. Negarla, abolirla, risolverla solo ed esclusivamente come una forma di violenza, vuol dire normalizzarla, renderla inoffensiva, crearle un ghetto, un margine, nel quale non dia fastidio all’idea dominante di normalità.

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Ma vi pongo e mi pongo una domanda: un soggetto (donna o uomo che sia) che cerca e contrae consapevolmente un matrimonio ricco, trasformandosi in un perfetto padre o madre di famiglia, non vende il proprio corpo in cambio della stabilità economica? I benpensanti diranno di no, ma difficilmente sapranno spiegare le differenze tra la prostituzione e la ricerca della ricchezza attraverso il contratto matrimoniale. A ben vedere ambedue sono una forma di contratto basate sullo scambio carne/denaro: la prostituzione presuppone una vendita sul breve periodo ad una pluralità di soggetti. Il matrimonio ricco lo vuole permanente e senza altri clienti. In ambedue i casi si acquista un corpo.

prostituzioneSex work, il farsi lavoro della sessualità, di Giulia Selmi, affronta il doloroso nodo dei rapporti tra lavoro sessuale e femminismo. Si analizzano le posizioni abolizioniste e si dialettizzano con le voci di coloro i quali (donne o uomini che siano, perché la prostituzione è anche maschile) ritengono che alla base del sex work vi sia anche la libertà di scelta e che questa sia una vera e propria attività lavorativa, all’interno della quale, esattamente come il lavoro del metalmeccanico o del colletto bianco, vi sia dignità. Il lavoro sessuale, del resto, è un lavoro altamente specializzato. Presuppone un expertise ed un continuo auto perfezionamento, anche in forma di investimento economico: tenere un corpo in ottime condizioni, in modo che sia appetibile, vuol dire spendere denaro per la forma fisica e per la chirurgia plastica. Di più, il lavoro sessuale vuole anche una capacità di empatia con il cliente, ovvero una capacità di comprensione dei bisogni fisici ma soprattutto psicologici. La prostituzione, quella che deriva da una libera scelta, non è un lavoro tanto semplice da esercitare.

Questo non vuol dire che il mondo del lavoro sessuale sia scevro da coercizione o violenza. La dignità del lavoro, il riconoscimento dei diritti dei sex workers, la fine di un regime repressivo-proibizionista che vede la prostituzione solo come un problema di polizia legato al codice penale e alla moralità pubblica, la possibilità di svolgere il mestiere in piena luce e con le dovute tutele, metterebbero fuori gioco lo sfruttamento della prostituzione operato dalla criminalità organizzata.

Il volume della Selmi è un breviario. Le poche pagine non traggano in inganno: si tratta di un libro denso e particolarmente ben scritto, che pone non pochi problemi etici al lettore. Una lettura sicuramente consigliata a chi ha a cuore i diritti di tutti. Nessuno escluso.

Giulia Selmi

Sex work. Il farsi lavoro della sessualità

Bebert edizioni

2016, pagg. 90, euro 10,00

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