Recensione di Uomo di conseguenza di Attilio Velardi

Erano le undici e l’appuntamento era per le dieci, conclusi dunque che un’ora era il massimo che potessi e dovessi aspettare.

Veraldi non l’avrei mai conosciuto se non avessi curiosato tra le offerte di libri usati. Capirai! Oggi che i grandi autori sono quelli noti anche dalle massaie grazie a serie televisive e a campagne pubblicitarie massive. Sempre più frequentemente si acquista un libro dopo averne visto il film.

Attilio Veraldi: no, questo non l’ho mai visto, ho pensato guardando la copertina dell’edizione del 2002, pubblicata tre anni dopo la sua morte. È un autore italiano e il testo non ha subìto traduzioni dunque quel che leggerò sarà tutta farina del suo sacco, mi sono detto dopo aver letto poche righe dell’introduzione di Massimo Carlotto.

Insomma, di conseguenza alle mie considerazioni, l’incontro con questa lettura non poteva mancare!
A Napoli l’omm ‘e conseguenz’ è chi è sempre all’altezza della situazione, che sa come fare la cosa migliore, comportandosi di conseguenza a ogni situazione. A mo’ di sfottò indica chi pensa di essere tale ma, in realtà, è un poco di buono. Dunque già dal titolo questo libro offre una doppia chiave di lettura.
L’apertura è strepitosa: in neanche due righe, con quella conclusione che “… un’ora era il massimo che potesse e dovesse aspettare” , presenta il protagonista, il narratore, come ‘uomo di conseguenza’, capace di stabilire cosa fosse giusto fare senza indugi.

E poi le descrizioni dei personaggi. E che descrizioni: tratti come pennellate che riflettono luci e addensano ombre, aforismi e paragoni. Dettagli di fisiognomica. Non si dimentica neanche uno dei soggetti apparsi tra le pagine di questo libro edito da Avagliano Editore, e Donna Pereta, un omone che sembra nascondere la sedia su cui siede, ne è un esempio per tutti.

Il linguaggio adottato, raffinato e semplice al tempo stesso, mette il lettore dentro ogni scena, gli fa sentire la civetta, lo fa tremare durante l’aggressione sul pianerottolo e lo fa ansimare per tutto l’inseguimento; e poi, per essere scritto nel 1978 colpisce non vedere le eufoniche che, ancora oggi, fanno discutere e dividere autori e lettori.
Cosa dire? Una piacevolissima sorpresa! Un laboratorio di scrittura e una tela su cui fissare una lettura colorata e originale, uno stile che fa supporre e intuire da chi discendano i vari Malvaldi, Manzini o De Giovanni. Se fu coniato il genere Spaghetti Western per i film di Leone, allora Sfogliatelle Noir definirei lo stile di Veraldi, che fa succedere di tutto al commercialista-detective Sasà Iovine, uomo di conseguenza -sarà solo il lettore a deciderne il riconoscimento o la derisione-, per risolvere il caso.

E allora niente giri di chiglia all’editore e a chi ha curato l’editing? No, stavolta no!

Attilio Veraldi

Uomo di conseguenza

Avagliano Editore 2003 – (Prima edizione: Rizzoli anno 1978)

Prezzo: n.c.

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