ALL’ARREMBAGGIO DEL DEGRADO

di Sabrina Martinelli

Il suddetto cesso e la bandiera dei Pirati di Ernesto Berretti, Cristian Bufi, Eros Mammoliti. Introduzione di Mario Michele Pascale e postfazione di Massimo Piermarini 

“Il fortino è opera dell’uomo. Il cesso è arrivato lì una mattina portato dal mare. Perché?” dall’introduzione.

Il 7 aprile ho partecipato alla presentazione del volume Il suddetto cesso e la bandiera dei pirati. Non avevo ancora letto il libro; dall’evento ho riportato la convinzione che ciò che mi attendeva dietro l’invitante copertina fosse qualcosa di divertente, ma che, al tempo stesso, avrebbe puntato ad avviare una riflessione sul reale. E così è stato.

Massimo Piermarini

Il libro è composto da un’introduzione, tre racconti di tre diversi autori e una postfazione. È da quest’ultima che voglio partire. L’autore, Massimo Piermarini, proprio nell’ultima pagina dice “I segni sono importanti, nelle tragedie come nelle farse”. Quindi, spazziamo subito via ogni dubbio e dichiariamo che il fatto di cronaca da cui tutti gli interventi traggono ispirazione si trova perfettamente a proprio agio nella cornice della farsa.

I fatti: nella ridente cittadina di Civitavecchia sotto il bel sole del Mediterraneo, un filino offuscato dai fumi della centrale a carbone, un gruppo di anziani, per lo più in pensione, ma armati fino ai denti da spirito ribelle e socialmente pericoloso, si diletta, su una delle spiagge dalle acque cristalline e (in)contaminate, nell’assemblaggio di legni e pezzi di tavole sputati dal mare. Risultato ne è un innocente e approssimativo fortino abbellito con spirito e fantasia da una bandiera dei pirati. Un gioco, perché da anziani si torna un po’ bambini e fa capolino la nostalgia dei tempi andati quando si costruivano castelli di sabbia. Ma l’amministrazione comunale, colpita da tanta intraprendenza si interroga “ma come? Così, senza neppure chiederci i vari permessi per costruire? È una vera beffa! Questo spirito d’iniziativa è il vero problema della città!” E decide di muovere guerra ai pensionati e smantellare il fortino. Dopo poco, però, compare sulla stessa spiaggia un cesso, un probabile altro dono del mare e stavolta l’inconsueto monumento, sebbene privo di ogni permesso, rimane a lungo indisturbato a far mostra di sé, forse perché un cesso può esser sì simbolo di degrado, ma democratico nel suo livellare le aspirazioni, riportandole alle sole necessità fisiologiche.

Da Sinistra: Cristian Bufi, Eros Mammoliti, Ernesto Berretti

Da questi eventi l’idea intorno alla quale Berretti, Bufi e Mammoliti hanno concentrato le proprie penne (o i propri indici da tastiera) per offrirci tre racconti diversi che, però, si concertano tra di loro, regalandoci una lettura fresca e piacevolmente ironica. Nei racconti si confrontano le teorie intorno alla comparsa del “suddetto cesso” (così ribattezzato dalla stampa locale) fino a postularne origini aliene. Non vi dirò di più, ma diamo un’occhiata a ogni racconto.

Nel primo, quello firmato da Ernesto Berretti, che si tinge di mistero e in poche cartelle riesce a condensare anche un’investigazione da noir, alla trama centrale si coniuga sin dalla prima pagina un lucido affresco del degrado e dell’incuria di un litorale sul quale, invece, una città di mare dovrebbe puntare. Non solo, questo degrado del paesaggio fa eco a un degrado più profondo, causa indifferente dell’emarginazione e della solitudine in cui vengono lasciati quei personaggi un po’ fuori dagli schemi, sempre in bilico e in difficoltà nell’accettarsi e nell’essere accettati, presenti in ogni realtà. Quante solitudini brillano sotto il sole indifferente?

Il secondo, quello di Cristian Bufi, è un piccolo gioiellino di letteratura fantascientifica, ricco di inventiva, arguzia e ironia, non privo perfino di poesia. Proprio per la sua ricchezza avrebbe avuto bisogno di qualche pagina in più e di srotolarsi verso la fine meno precipitosamente, eppure, benché verso la conclusione il lettore avverta la fretta, non può non godere dei guizzi geniali, catturato dalla malia della narrazione.

Il terzo, di Eros Mammoliti, è quello in cui i riferimenti alla politica locale sono più chiari, ma godibilissimo per tutti perché di questi tempi è facile, ahimé, incontrare un sindaco Vongolino anche molto lontano dalle città costiere. La storia è quella che segue più da vicino le vicende di cronaca, trasfigurandola, però, in una lettura per tutti e arricchendola di un risvolto sentimentale. A questo proposito, mi sia consentita una critica, non al racconto in sé, ma causata da una mia personale reattività: dopo la prima avvincente notte di passione tra due sconosciuti, vedere lei che si alza nell’estranea casa di un ancor estraneo lui e va in cucina a spadellare, beh mi fa rizzare le antenne femministe; ma lo ammetto, io ho una spiccata e focosa sensibilità in tal senso. Nella stessa situazione, mi sarei stiracchiata a lungo, guardando lui preparare la colazione! Ma è solo una personale nota a margine.

Mario Michele Pascale

I racconti funzionano, singolarmente e come raccolta. A completare il tutto, l’introduzione di Mario Michele Pascale che fa chiarezza sull’antefatto e la riflessione conclusiva di Piermarini, piacevolmente colta e intelligente nei suoi richiami letterari. Anch’io, passeggiando lungo il porto, ho talvolta ripensato a La peste di Camus, mentre la sciatteria di fondo e la tracotanza che pure contraddistinguono la città, a discapito, invece, delle sue bellezze che non si sanno valorizzare, mi hanno sempre impedito il collegamento con La morte a Venezia di Thomas Mann.

Accattivante la veste editoriale, peccato per qualche refuso, ma questo è un po’ il tallone d’Achille della piccola editoria. In sintesi, un libro effervescente, che riesce a far sorridere, seminando al tempo stesso spunti su cui meditare, piacevolissimo e davvero consigliato a tutti perché il ribelle mai s’arrende o mai dovrebbe farlo.

Il suddetto cesso e la bandiera dei Pirati

di Ernesto Berretti, Cristian Bufi e Eros Mammoliti

Factory (marchio editoriale dell’associazione Spartaco), 2017

Euro 10,00

 

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